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FINANZA/ A chi tocca pagare se si "rompe" l’Egitto?

Pubblicazione:martedì 1 febbraio 2011

In Egitto si cerca di non restare senza scorte alimentari (Foto Ansa) In Egitto si cerca di non restare senza scorte alimentari (Foto Ansa)

Sono le riserve strategiche a pesare sui mercati, oltre a eventi non preventivabili come la siccità e gli incendi in Russia e nella regione del Mar Nero dello scorso anno, i peggiori da 130 anni a questa parte, capaci di danneggiare i raccolti e impedire la semina, di fatto azzerando la produzione del nuovo raccolto. La Russia impose il bando sull’export e in contemporanea si verificarono piogge torrenziali in Canada, le distruzioni di Nina in Argentina e una seria di strategici downgrade delle quantità di acri coltivabili negli Stati Uniti.

 

Ogni anno la popolazione mondiale cresce di 73 milioni di persone, in Asia il cambio di abitudini alimentari verso una dieta basata su proteine animali richiede dai 3 ai 5 chili di mangimi per chilo di carne prodotta, il mantra del carburante bio ha trasformato un terzo dei raccolti di cereali negli Usa in etanolo e l’urbanizzazione selvaggia in Asia ha eliminato campi coltivabili per lasciare posto a complessi urbani: ci sono tutti gli ingredienti per una bella crisi delle forniture alimentari globali.

 

Siamo ai margini della sicurezza alimentare, come ha scoperto suo malgrado il Nord Africa in queste settimane ma, per favore, smettiamola con la favoletta di Hosni Mubarak affamatore di popolo. Se i prezzi sono alle stelle, chiedete conto ai soggetti sopra elencati: gli speculatori, si sa, salgono in giostra e scendono. Ma non hanno possibilità di stoccare rame e grano: gli Stati, sì. Magari utilizzando fondi e banche d’affari che poi pubblicamente condannano come avvoltoi. È il trionfo della geofinanza: ve ne parlo da almeno un anno e mezzo.



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COMMENTI
01/02/2011 - Causa (J B)

Come ben detto, l'aumento del prezzo delle commodities è il detonatore della crisi che stanno vivendo il Nord Africa e l'Egitto. Un detonatore innescato dalle politiche monetarie ultra inflazioniste delle varie banche centrali, FED in primis. Vedremo di quanto salirà il petrolio a breve. Poi cominceremo a ridere. Naturalmente sarà tutta colpa degli avidi speculatori, che certamente esistono (e sono molto avidi) ma che ancora una volta non sono la causa dell'aumento dei prezzi delle commodities, ma un effetto. D'altronde "fare i soldi" è proprio la natura del sistema. E così è giusto che sia. Con buona pace di Sarkozy e delle sue inutili uscite, tipiche del socialista che in effetti è.