BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ Così la bolla egiziana è pronta a far “vittime”

Nell’arco di pochi giorni molti investitori hanno puntato gli occhi sulle “ricchezze” egiziane. Ma ora, spiega MAURO BOTTARELLI, rischiano anche di perderci

La borsa del Cairo (Foto Ansa)La borsa del Cairo (Foto Ansa)

Scusate un secondo: cosa sta succedendo in Egitto? Fino alla scorsa settimana il paese sembrava sull’orlo della guerra civile, le piazze ribollivano, morti e feriti per le strade, Mohamed el-Baradei aveva dato tre giorni a Hosni Mubarak (quando si sa che, almeno per bon ton, anche alle domestiche ne si danno otto per fare i bagagli), gli Usa spingevano diplomaticamente come pazzi per una transizione lampo che comprendesse un ruolo per i Fratelli musulmani.

E ora? Cos’è tutta questa calma? Cos’è questa riflessività? Semplice, due motivi. Primo, Israele ha giustamente fatto sapere che non permetterà che venga messa in discussione la sua sicurezza per decisioni prese a tavolino a migliaia di chilometri. Secondo, l’Egitto instabile è una miniera d’oro per fare affari. Negli ultimi otto giorni ho letto almeno cinquanta report sul paese dei Faraoni e sulle opportunità che il suo attuale “stato di salute” concede, soprattutto grazie alla chiusura della Borsa che ha gonfiato il giro d’affari degli Etf, preparando una bolla pronta a scoppiare.

Ma andiamo con ordine. I timori per la stabilità hanno portato il valore di titoli privilegiati a livelli bassissimi grazie al sell-off da panico, nonostante i forti fondamentali di queste azioni e quelli dello stesso paese: popolazione giovane, posizione geografica strategica, solide basi per un gran numero di aziende. Un solo timore: se il futuro governo dovesse essere di ispirazione confessionale, il rischio di rinazionalizzazione di molti comparti si farà reale.

Ma si sa, pecunia non olet. Tanto più che dopo i paesi cosiddetti Bric, l’Egitto è una delle mete preferite degli investitori internazionali, con un livello di denaro estero investito pari a 20 miliardi di dollari diviso tra equity e mercati a reddito fisso, stando a dati della Pictet Asset Management. Inoltre le banche sono molto liquide, con una ratio prestiti/depositi attorno al 50%: certo, il Pil che dipende per l’11% dal turismo non è un bel dato in caso di protratta instabilità, ma in alcune aree del paese, nei fatti, la situazione appare già stabile per serene vacanze.