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FINANZA/ Così la bolla egiziana è pronta a far “vittime”

Pubblicazione:giovedì 10 febbraio 2011

La borsa del Cairo (Foto Ansa) La borsa del Cairo (Foto Ansa)

Ci sono poi le vere ricchezze egiziane: oro, petrolio e gas. Per Stuart Thomson, capo economista alla Ignis Asset Management, «se a livello di Pil l’Egitto è globalmente irrilevante, pari a uno stato del mid-west statunitense, la sua importanza geopolitica è innegabile, grazie a quell’arteria fondamentale che è il Canale di Suez». Già. E se una crisi delle forniture petrolifere potrebbe significare rischi seri per le nazioni più sviluppate, l’instabilità garantisce grandi opportunità ai mercati. Stando a dati di ETF Securities, le commodities energetiche exchange-traded hanno visto un afflusso di 10 milioni di dollari in più nelle ultime due settimane, compresi gli ETC sul West Texas Intermediate.

 

Peccato che gli ETC offrono sì diversificazioni rispetto a portafogli focalizzati unicamente sull’equity, ma rischiano anche di performare in negativo rispetto al prezzo del petrolio, visto che non investono direttamente in oro nero ma in futures: insomma, il profitto è dato dalla vendita del contratto prima della sua scadenza a un prezzo prefissato al fine di reinvestire in più futures qualsiasi sia il prezzo corrente. Solo che se il prezzo dei futures sale oltre la vita stessa del contratto, si dovrà pagare di più per comprarne di nuovi rispetto a quanto sborsato per quelli venduti a un prezzo prefissato prima. In parecchi si troveranno con le ditina bruciate tra pochi giorni. Fattacci loro.

 

Altri giochini simili i fondi li stanno facendo con il prezzo del cotone, di cui l’Egitto è un grande esportatore: ancora un po’ di rivolta e instabilità e il prezzo è destinato a salire ulteriormente. Che dire poi delle miniere, ad esempio Centamin Egypt, il cui titolo nella settimana conclusasi l’1 febbraio era nelle top ten sia delle azioni più vendute che più comprate di TD Waterhouse: le proteste non hanno minimamente intaccato l’operatività estrattiva d’oro, quindi il titolo oggi sembra destinato a salire, ma in caso di scioperi o, peggio, nazionalizzazione anche parziale, qualcuno potrebbe rimpiangere i consigli ricevuti.

 

Paradossalmente, servirebbe un po’ più di instabilità, una ripresina delle proteste visto che per Malcolm Gray, manager del fondo Investec Africa Opportunities, «un sell-off aggressivo a causa dei timori politici proverebbe un’opportunità di acquisto molto attraente sul lungo termine». Titoli egiziani normalmente poco liquidi e trattati alla Borsa di Londra, come EFG-Hermes, Orascom Telecom, Commercial International Bank, Orascom Construction, Talaat Moustafa ed Ezz Steel sono oggi nel mirino dei grandi trader, pronti a comprarsi a prezzo di saldo aziende sane e profittevoli, oltretutto pochissimo dipendenti dal mercato interno.


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