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FINANZA/ Così la bolla egiziana è pronta a far “vittime”

Pubblicazione:giovedì 10 febbraio 2011

La borsa del Cairo (Foto Ansa) La borsa del Cairo (Foto Ansa)

Inoltre, il mercato equity sa mantenere i nervi saldi in casi di instabilità politica, come ben dimostrato dall’Afghanistan nel 1999, dal Venezuela nel 2002 e dalla Thailandia nel 2006 e nel 2010. Certo, esiste sempre il rischio di un colpo di Stato militare in stile turco, ma per Zin Bekkali, amministratore delegato di Silk Invest, azienda che offre fondi focalizzati su Africa e Medio Oriente, «per gli investitori questa ipotesi potrebbe significare il dover scendere a patti con una volatilità significativa, ma come nel caso della Turchia, la loro pazienza sarà ricompensata». Inoltre, come anticipato, questi giorni sono di vera e propria gloria per gli Etf, soprattutto il Market Vectors Egypt ETF (EGPT), attivissimo grazie alla chiusura della Borsa del Cairo.

 

Prima dello scoppio delle proteste, l’EGPT gestiva circa 12 milioni di dollari e trattava una media di 7500 azioni al giorn0: martedì scorso le azioni passate di mano in un giorno sono state un milione!

 

 

Un swing al rialzo dei volumi che può essere rischioso, visto che Van Eck (emittente leader di ETF quotati), ad esempio, ha sospeso le creazioni dell’ETF: questo non significa che la trattazione nel fondo sia bloccata, ma che gli investitori internazionali autorizzati (AP) non hanno più l’abilità di creare nuove azioni per incontrare la domanda crescente degli investitori. In parole povere, l’EGPT sta contrattando come un fondo chiuso.

 

Nonostante i volumi trattati indichino come l’EGPT sia una security molto liquida, il fondo è stato recentemente trattato a un alto premio rispetto al valore netto dell’asset, condizione dovuta all’incapacità di prezzare gli assets sottostanti del fondo.

 


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