BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Così la bolla egiziana è pronta a far “vittime”

Pubblicazione:

La borsa del Cairo (Foto Ansa)  La borsa del Cairo (Foto Ansa)

Con le contrattazioni ufficiali sospese, i prezzi usati per calcolare il NAV (Net Asset Value, è il valore effettivo di un ETF: questo importo viene calcolato attraverso il valore del paniere delle azioni che replicano l’indice sottostante più i dividendi) erano vecchi di almeno una settimana e quindi non tenevano conto e non riflettevano i significativi sviluppi concretizzatisi dalla chiusura della Borsa. Insomma, chi comprava o vendeva l’EGPT altro non faceva che scommettere su quale livello aprirà il mercato quando le contrattazioni finalmente saranno riprese.

 

Visto che l’EGPT ha contrattato a premio e non a sconto, molti investitori credevano che la situazione sarebbe migliorata notevolmente nell’arco dei sette, otto giorni. Questa non è la prima volta che gli ETF sono utilizzati come veicoli per prezzare quando la contrattazione delle securities sottostanti è sospesa: lo scorso ottobre, ad esempio, un sorprendente report dell’USDA fece apprezzare i futures del granturco e le contrattazioni furono bloccate quando i prezzi schizzarono all’ammontare massimo consentito. Col mercato dei futures congelato, gli investitori si sono riversati sull’ETF del granturco basato sui futures, il CORN, utilizzandolo come un veicolo per prezzare: detto fatto, gli investitori predissero accuratamente l’apertura per i contratti sottostanti.

 

Solo che la situazione egiziana è ancora più bizzarra e rende ancora più complicata la prezzatura del suo ETF. Molti ETF utilizzano infatti le cosiddette in-kind creations (il cosiddetto meccanismo di creation/redemption in kind consente di minimizzare il tracking error, cioè la differenza di rendimento, positiva o negativa, tra l’ETF e l’indice benchmark di riferimento), atto che impone all’investitore istituzionale (AP) di ammassare le azioni sottostanti per creare nuovi titoli. Peccato che l’EGPT è l’unico ad offrire le cosiddette cash creations, ovvero consente all’AP di versare cash a Van Eck in cambio di nuovi titoli: l’emittente generalmente, a questo punto, investe il cash in azioni egiziani che integrano l’indice sottostante. Lo scorso venerdì L’EGPT ha ottenuto 12 milioni di dollari cash - raddoppiando di fatto la base - ma era incapace di “schierare” il capitale prima che i mercati chiudessero.

 

Questa incapacità si è sostanziata con il fatto che circa il 40% del portafoglio dell’EGPT, circa 10 milioni, sia bloccato in contanti e quindi il premio, attualmente al 12,5%, potrebbe essere considerabilmente più alto se il fondo fosse stato interamente investito in equities egiziane. Insomma, un gran casinò che si è sviluppato nell’arco di una sola settimana, un bazar che potrebbe bruciare le dita a molti oppure, nei fatti, fare le fortune di altri e, soprattutto, colonizzare ex ante l’Egitto e il suo nuovo governo visti gli sguardi attenti degli investitori alle galline dalle uova d’oro: miniere, petrolio, telecomunicazioni, edilizia (l’Egitto è uno dei pochi paesi che non ha minimamente risentito della crisi dei subprime).



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >