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REFERENDUM/ C'è una guerra tra pubblico e privato che "inquina" l’acqua

Pubblicazione:lunedì 14 febbraio 2011 - Ultimo aggiornamento:lunedì 6 giugno 2011, 12.58

Una manifestazione a sostegno del referendum sull'acqua (Foto Ansa) Una manifestazione a sostegno del referendum sull'acqua (Foto Ansa)

Emergono pertanto problemi di natura finanziaria, ma anche politica. La capacità di spesa degli enti pubblici si è drasticamente ridotta, nè la crisi attuale può far sperare in meglio nel prossimo futuro. Paradossalmente questo può spingere gli Enti locali a trattenere e non reinvestire i dividendi delle proprie utilities. D’altra parte, un aumento delle tariffe viene concepito come politicamente sconveniente, sebbene le tariffe italiane siano tra le più basse in Europa.

 

Il conflitto di interessi che così si genera negli Enti locali in qualità di amministratori pubblici, proprietari della utility e membri delle ex-Autorità d’ambito (Aato) è un rischio per troppo tempo trascurato.

 

Se l’analisi della situazione italiana ha mostrato una serie di criticità forti, in modo particolare nei confronti dell’attuale proprietà pubblica, ma senza che ne emerga una preferenza per il privato, da una rassegna dei principali studi internazionali sull’efficienza e la qualità delle utilities idriche pubbliche, private e miste, non sembra possibile rilevare una convenienza netta di alcuno di questi modelli. La tabella 1 sintetizza per ciascun Paese studiato i principali risultati.

 

 

Tabella 1 - Dati aggregati nazionali sulle analisi di benchmarking nel settore idrico tra utilities pubbliche e private su efficienza e qualità.

 

I numerosi studi su Usa e Regno Unito (Inghilterra e Galles), perchè qui le politiche di privatizzazione sono state implementate prima e più profondamente, non hanno portato alcuna risposta univoca. Per di più, è proprio in questi due mercati che si è assistito al fenomeno della non profit utility che ha ottenuto risultati molto positivi sia nell’esperienza delle “Authorities municipali” americane, sia nel caso della Glas Cymru responsabile del servizio idrico in Galles.

 

Gli altri casi di studio visti nel loro insieme confermano la mancanza di una significativa prevalenza di un unico modello proprietario. La proprietà privata sembra garantire una maggiore efficienza produttiva del fattore lavoro, ma si tratta di risultati sporadici. Interessante il dato francese, dove si segnala l’aumento della qualità nei gestori privati, ma anche un prezzo più alto e un maggior guadagno della proprietà. Anche in Italia studi recenti hanno confermato la non rilevanza statistica della forma proprietaria ai fini dell’efficienza e qualità del servizio.


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