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REFERENDUM/ C'è una guerra tra pubblico e privato che "inquina" l’acqua

Una manifestazione a sostegno del referendum sull'acqua (Foto Ansa) Una manifestazione a sostegno del referendum sull'acqua (Foto Ansa)

Quali implicazioni emergono da questa analisi? In primo luogo le posizioni in favore del pubblico e del privato sono determinate più da ragioni ideologiche che non effettive. Il caso più studiato, quello di Inghilterra e Galles, con un forte regolatore e una buona varietà di modelli aziendali, incluso il modello non profit, suggerisce piuttosto la convenienza di non vincolare il settore a un modello unico.

 

Su questo l’Italia è doppiamente indietro: attualmente non esiste un regolatore nazionale efficace, mentre quelli locali, le Aato, per ora operano solo in regime di proroga, ma sono destinate alla soppressione. In secondo luogo, la recente riforma punta sulla gara e sul coinvolgimento del privato come soluzione; chi si oppone invoca il pubblico: ma perchè non immaginare invece una pluralità di modelli, pur all’interno di un quadro normativo di riferimento unico, posti annualmente al vaglio della valutazione di un regolatore?

 

Una visione più sussidiaria nelle politiche sui Spl: ecco cosa serve. Occorre superare le contrapposizioni ideologiche e, piuttosto, promuovere una vera libertà di modelli, permettendo anche la sperimentazione di forme alternative quali la non profit utility.

 

Come emerso in una ricerca promossa dalla Fondazione per la Sussidiarietà (che verrà presentata il 18 febbraio al Politecnico di Milano), questo modello, negli esempi internazionali emersi, può essere una riuscita sintesi tra l’efficienza privata e la propensione al benessere della comunità locale che deve contraddistinguere la gestione di un servizio di pubblica utilità.

 

Allo stesso tempo la visione sussidiaria riguarda anche le pratiche gestionale di una utility: concepire la società e le sue decisioni all’interno di una rete di attori locali (la comunità, le imprese, le istituzioni) aumenta le probabilità di successo nella progettazione e realizzazione delle infrastrutture, oltre a stimolare in chi vi opera la consapevolezza che ogni attività nella utility coopera al miglioramento e allo sviluppo sociale ed economico della città.

 

Come a dire: tra pubblica e privata… meglio sussidiaria!

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