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FINANZA/ La Bce salverà l’Italia da una "stangata"?

La sede della Bce (Foto Imagoeconomica) La sede della Bce (Foto Imagoeconomica)

Non la pensano così, invece, le grandi banche, visto che Deutsche Bank, Ubs, Nomura e Morgan Stanley parlano nei loro report di aumento entro la fine di settembre, con un ritorno graduale a livelli più neutrali nel 2012. Per molti economisti, l’aumento dell’Iva imposto a gennaio dal governo britannico ha dato vita a un combinato con l’aumento di cibo e commodities, tale da giustificare un ulteriore aumento a medio termine dell’inflazione anche al di sopra dell’attuale dato del 3,7%. Per Andrew Goodwin, senior economic advisor alla Ernst&Young, assicurare la crescita economica rappresenta un obiettivo più grande della lotta all’inflazione, almeno nel breve termine: «La questione cardine è quella della severa contrazione in atto e la Bank of England dovrebbe mantenere i tassi al minimo per depotenziarne l’effetto sull’economia. Pensiamo che per la metà di quest’anno la ripresa sarà sufficientemente forte da permettere una graduale normalizzazione dei tassi d’interesse».

 

Non la pensa così Simon Ward, capo economista alla Henderson Global Investors, che con ilsussidiario.net scommette su un aumento dei tassi già dal mese prossimo come risposta al dato, citato in precedenza, della crescita negativa nell’ultimo trimestre del 2010. «Non sarei sorpreso - dichiara Ward - se già il prossimo mese vedessimo un voto molto incerto all’interno del Monetary Policy Committee, qualcosa come 4-4-1 e la propensione da parte della maggioranza dei delegati per un immediato aumento». Più pessimistiche le previsioni di altri analisti, secondo cui dovremo fare i conti con anni di crescita debole, con banche e aumento del prestito bancario altrettanto deboli.

 

Il problema, in sostanza, non è dato dallo scontro tra scuole di pensiero, né dall’attitudine dei protagonisti, ma dall’inestricabilità di questa recessione, tutt’altro che normale e quindi poco leggibile attraverso la lente delle politiche monetarie classiche. Il timore, però, è che nonostante la Bank of England difficilmente tornerà a stampare moneta nel 2011, dando vita a un nuovo programma di quantitative easing, il dato inflazionistico in questo ambiente rischia di toccare entro pochi mesi il 5%: unendo questa criticità al tasso di disoccupazione in continuo aumento e al taglio contemporaneo di consumi privati e spesa pubblica, appare difficile anche armandosi di ottimismo a oltranza, intravedere una qualsivoglia, possibile ripresa.

 

Se oggi, come appare scontato, il dato inflattivo sarà effettivamente del 4%o, il governatore della Bank of England, Mervyn King, si vedrà costretto a scrivere la quinta lettera di fila al ministro delle Finanze, George Osborne, nella quale chiederà ancora conto di questo sforamento rispetto alle previsioni della banca centrale. Un puro esercizio di stile, retorico quanto inutile, che non potrà però dilazionare all’infinito il vero tema sul tappeto: aumentare o meno i tassi di riferimento, ovvero mettere la mordacchia contemporaneamente all’inflazione e alla speculazione innalzando il prezzo del denaro? Di più, l’indice dei prezzi al consumo, che include i costi legati all’abitazione, dovrebbe salire addirittura al 5% a gennaio, un livello che non si conosceva dal novembre 2008.


COMMENTI
15/02/2011 - Deflazionisti! Dove siete? (J B)

Gli economisti di scuola austriaca - gli unici che hanno previsto la crisi - lo dicono da anni. Stampare moneta è inflazione. E porta inflazione dei prezzi. Vedremo come faranno ad alzare i tassi di interesse(intendo seriamente e non di 25 basis points ogni 6 mesi) con il debito che hanno e vista la condizione del settore bancario ed assicurativo. Ovviamente mi riferisco a tutto l'occidente. Nel frattempo, meglio avere oro ed argento a volontà. (personale avviso che ovviamente non costituisce sollecitazione di alcun tipo)