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SCENARIO/ Pelanda: Egitto e Nord Africa, da oggi una "miniera d’oro" per l’Italia

Secondo CARLO PELANDA, l’area del Mediterraneo resterà stabile, offrendo più di un’occasione alle imprese italiane che lì stanno investendo

La Borsa del Cairo (Foto Ansa) La Borsa del Cairo (Foto Ansa)

Molte imprese italiane ingaggiate nell’area araba-mediterranea temono l’instabilità dell’area e un grave danno. In realtà, è più probabile che l’area resti stabile, a opportunità crescenti. E per argomentarlo lasciatemi aggiornare un’analisi già qui offerta in precedenza.

Sarebbe sviante interpretare i moti popolari nelle nazioni arabe del Mediterraneo come un’ondata rivoluzionaria democratizzante, o islamizzante, “dal basso”. In “basso” si è accesa una protesta popolare dovuta all’inflazione alimentare e alla disoccupazione crescente dei giovani. Ciò ha dato l’occasione ai militari di usare tale movimento per sostituire le teste dei regimi.

Perché in Tunisia e in Egitto? Non essendo nazioni petrolifere, hanno meno risorse per finanziare il consenso. E ciò ha reso più ampia la protesta. Inoltre, in ambedue le nazioni il clan al potere è diventato troppo rapace riducendo i guadagni di altri oligarchi e dei militari coinvolti nell’economia. Tali èlite, insoddisfatte, hanno manovrato i moti di piazza. In modo particolare in Egitto, ma anche in Tunisia, i vertici militari sono connessi al Pentagono che da un decennio li finanzia per farli convergere nella lotta al terrorismo.

Washington ha osservato che ormai i regimi erano troppo instabili sia in alto, sia in basso e hanno o istruito o assecondato i militari per condurre il cambiamento delle teste del regime, per salvare i regimi moderati e filo-occidentali secolarizzati e non farli cadere in mano a forze islamiche estremiste. In sintesi, si è trattato di golpe militari assecondati dall’America, travestiti da moti democratici per renderli più accettabili.

Gli eventi in Tunisia ed Egitto hanno eccitato le folle in Algeria, Marocco, Libia, Giordania e Yemen, facendo temere un contagio destabilizzante nell’area. Ma l’Algeria ha molto petrolio per finanziare il consenso e il regime, pur tese le relazioni tra militari e oligarchia legata all’autocrate, è sostanzialmente solido e compatto nonché molto modernizzante, con la presenza di una classe media secolarizzata e benestante.