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Economia e Finanza

SCENARIO/ Pelanda: Egitto e Nord Africa, da oggi una "miniera d’oro" per l’Italia

La Borsa del Cairo (Foto Ansa)La Borsa del Cairo (Foto Ansa)

La Giordania non ha petrolio, ma la sua stabilità è fattore essenziale per tenere congelato il conflitto palestinese- israeliano e quindi non ha problemi a ricevere finanziamenti per tenere il consenso. Lo Yemen, dove Al Qaeda opera con una sua forza armata esplicita, è un caso a parte, di guerra. Il Marocco non ha petrolio, ma il suo mercato interno è piuttosto evoluto e il regime modernizzante con legami privilegiati con l’America e con la Francia, pur i secondi decrescenti.

 

La Turchia, impegnata nel consolidamento di un’area economica con Iran e Siria e con una postura neoimperiale, non sta giocando partite destabilizzanti nel resto del Mediterraneo, pur attenta a cogliere vantaggi dalla situazione. L’Iran lo vorrebbe, ma la sua natura sciita ne riduce l’influenza nell’area araba-sunnita. Comunque presidiata dall’Arabia Saudita con l’interesse a contenere l’Iran, al punto di essere alleata di fatto con Israele per la stabilizzazione del teatro.

 

È presto per dire se la transizione di potere in Egitto e Tunisia avrà un esito stabilizzante, ma è molto probabile che non vi sarà né contagio nell’area, né una salita al potere di forze islamiche estremiste nelle due nazioni. Ed è anche probabile che, pur dopo un periodo di incertezza e disordini, Tunisia ed Egitto troveranno stabilità.

 

Pertanto le imprese italiane possono continuare le loro attività nell’area, compresi Egitto e Tunisia, e puntare all’espansione, particolarmente in Algeria e Marocco. Tanto più se l’Italia aumenterà, come già sta facendo in intelligente silenzio, il suo profilo di potenza stabilizzatrice nell’area.

 

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