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Economia e Finanza

SCENARIO/ 1. Forte: così gli “attacchi” giudiziari frenano l’Italia

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La Germania ha avuto una crescita anomala quest’anno, superiore alla media, grazie all’esportazione di automobili. Difficile che tale performance possa ripetersi nel 2011, dove al massimo potrà arrivare al +3%. Si tratta in ogni caso per noi di cifre inarrivabili. Non dimentichiamo che fino agli inizi degli anni ‘50 quasi la metà degli italiani era impiegata in agricoltura, un settore che contava per un quarto sul Pil. Questo per dire che noi non siamo la Germania, abbiamo una struttura produttiva e una tecnologia più giovani. Il nostro obiettivo realistico può essere di arrivare a una crescita del 2% - al massimo del 2,5%. Si tratterebbe già di raddoppiare il tasso attuale.

 

Berlusconi ha detto mercoledì scorso che il piano per il rilancio dell’economia del Governo può portare a una crescita dell’1,5% del Pil. Secondo lei, è una stima plausibile?

 

Credo di sì e conferma quanto dicevo prima riguardo al tasso massimo di crescita cui possiamo aspirare. Faccio un esempio banale: se potessimo far partire (cosa cui non credo) quest’anno i cantieri per il ponte sullo Stretto o iniziare a costruire parti della Tav Torino-Lione che non siano i trafori, e quindi mobilitassimo opere pubbliche che possono smuovere già lo 0,5% del Pil è evidente che avremmo una spinta alla crescita aggiuntiva. Invece, stiamo perdendo i fondi comunitari e non stiamo sfruttando gli attuali tassi di interesse che renderebbero convenienti gli investimenti a lungo termine.

 

La parte più importante del piano sta quindi nel ddl concorrenza e nelle misure per semplificare le procedure per l’edilizia e le grandi opere che ancora devono arrivare dal Consiglio dei ministri?

 

Il ddl concorrenza è “acqua fresca” rispetto alla crescita, il problema vero è la riforma delle regolamentazioni delle opere e degli investimenti pubblici. Sbloccare i fondi, infatti, non è sufficiente a vedere attuate opere importanti, come quella della banda larga. Bisognerebbe deregolamentare, affidare all’iniziativa privata, a formule manageriali queste realizzazioni, utilizzando il metodo privatistico di gestione del project financing. Vi è poi il tema dei veti degli enti locali che, per esempio, hanno bloccato il “piano casa”. In questo senso, la soluzione può essere quella della riforma degli artt. 41 e 118 della Costituzione, anche se richiede tempi lunghi. Nel frattempo, ci vorrebbe una potenza di “fuoco politico” per dire che si è stufi di queste procedure “infami” e di un’autonomia degli enti locali che si trasforma quasi sempre in ostacolo al bene comune.

 

Quanto rischia di pesare in questo senso il fatto che il 6 aprile inizierà un processo a carico del presidente del Consiglio?