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FIAT/ Tre manovre per sopravvivere a Volkswagen e General Motors

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Foto Imagoeconomica  Foto Imagoeconomica

Ci sono tre cose che tutte le case automobilistiche del mondo stanno facendo o stanno cercando di fare in questo momento. La prima è cercare di fare veicoli il più possibile uguali, ma che non sembrino tali agli occhi dei clienti. La seconda è essere presenti nei mercati che crescono. La terza è ottenere soldi pubblici, finanziamenti, aiuti, sovvenzioni.

 

Da Fiat a Volkswagen, da Bmw a Peugeot, da Gm a Mercedes, l’agenda dei numeri uno delle aziende del settore porta scritta più o meno la stessa lista di obiettivi. C’è chi è più avanti, chi meno. Ma il programma è sempre lo stesso. Cominciano dal primo punto. Le vere economie di scala si fanno mettendo in comune più componenti possibili. Anzi, l’ideale sarebbe costruire un solo modello come la famosa Ford T del 1908, ma purtroppo non funziona dal punto di vista del marketing. I clienti hanno la propria personalità o, per dirla come gli esperti, ogni brand e ogni singola auto ha un portato emotivo che condiziona la vendita.

 

Allora, la soluzione è una sola: un vestito diverso e il maggior numero di componenti (meccanici, elettrici o strutturali) assolutamente identici. Non svelo nessun mistero se scrivo che una Panda e una 500 Fiat non sono così differenti come appaiono. O che tutte le vetture medie del gruppo Volkswagen (Seat, Skoda e persino Audi) sono cloni più o meno riusciti della Golf, l’ultimo o penultimo modello. Un’altra strategia è quella di Lancia-Chrysler, con un modello identico in ognuna delle due sponde dell’Oceano, ma che col marchio americano si chiama 200C, mentre con quello italiano si chiamerà Flavia.

 

Anche qui la logica è la stessa ed è obbligatorio seguirla, perché la metà delle vendite mondiali avvengono su mercati maturi dove la competizione è al coltello, i margini di guadagno risicati e le occasioni di vendita limitate. In altre parole, non è facile vendere un’auto nuova a chi non ne ha bisogno e i potenziali clienti sono proporzionalmente così rari e informati che la battaglia che si scatena tra le varie marche incide in maniera negativa sul prezzo di vendita e quindi sui margini.



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