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IL CASO/ Ecco il piano che può aiutare i pendolari delusi

I servizi di bus, tram e metropolitane e i treni dei pendolari costano molto e sono scadenti. MORENA PIVETTI ci spiega come migliorare la situazione

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

In questo tempo di welfare difficile, in cui i Governi nazionali sono alle prese con vincoli stringenti di finanza statale e lo spreco di risorse è un lusso che non ci si può permettere, la sfida che i servizi pubblici locali pongono ai legislatori, agli amministratori e alle Autorità di regolazione è la capacità di offrire ai cittadini la miglior qualità/quantità possibile, e quindi un elevato grado di soddisfacimento dei bisogni, al minor prezzo possibile. Un obbligo che chi amministra il denaro della collettività, dovrebbe, comunque, sentire anche in temperie economiche migliori.

Da dieci anni scrivo e leggo di trasporto pubblico locale e penso che in Italia siamo molto lontani dall’aver raggiunto questo obiettivo. Ci sono regioni e territori, soprattutto al Nord, dove la situazione è senz’altro più vicina o analoga agli standard europei, e altre regioni e territori, soprattutto al Sud, più simili all’altra sponda del Mediterraneo.

Non mancano certo gli spazi per giocare la carta di soluzioni nuove e terze - come è accaduto nell’assistenza e nella sanità - rispetto alla gestione pubblica e alla gestione privata dei servizi. L’esperienza di forme non profit, come suggerito dal volume Al servizio della persona e della città - Libertà ed efficacia nei servizi pubblici locali a cura di Paola Garrone e Paolo Nardi (che verrà presentato domani al Politecnico di Milano, ndr), non può che arricchire il sistema del trasporto locale. A patto che, come sostiene nelle riflessioni conclusive Lanfranco Senn, si definiscano «i vincoli, normativi, finanziari e territoriali».

I servizi di bus, tram e metropolitane e i treni dei pendolari costano oggi alle tasche dei contribuenti più della media europea e sono meno moderni, efficienti e capillari. È vero, chi li usa paga biglietti e abbonamenti più a buon mercato, ma questo non fa che alimentare il circolo vizioso scarsità di ricavi uguale a maggior esborso pubblico e servizi di qualità scadente uguale a scarso utilizzo, ricavi ridotti, servizi di qualità scadente.

Il linguaggio ufficiale è spia di questa situazione: i viaggiatori non sono mai “clienti”, da conquistare ogni giorno, bensì “utenti” senza possibilità di scelta, senza alternative visto che le reti, basta pensare all’infrastrutture ferroviaria, sono monopoli naturali. L’unica via di fuga praticabile resta l’auto privata che, non a caso, raggiunge percentuali di utilizzo in Italia sconosciute nel resto d’Europa, sopra l’80% degli spostamenti quotidiani.