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Economia e Finanza

TASSE/ Campiglio: la ricetta francese per salvare le famiglie dalla crisi

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1I dati sui consumi nel corso della crisi ci segnalano come il maggior impatto negativo sia stato assorbito in modo rilevante dalle famiglie con due e più figli e da quelle con consumi “medi”, perché non abbastanza “povere”, ma non abbastanza “ricche” per attingere a un elevato stock di risparmi. È indubbio che, soprattutto per queste categorie di famiglie, un aumento delle disponibilità economiche sia necessario, in particolare se la domanda delle imprese offrisse maggiori opportunità di lavoro: così come la domanda di beni è l’altra faccia dell’offerta di lavoro, analogamente il reddito familiare è l’obiettivo di riferimento per le decisioni di consumo e di offerta di lavoro.

 

Quando nella coppia lavorano entrambi, all’obiettivo del reddito si aggiunge la domanda di un’assicurazione implicita rispetto al rischio di disoccupazione dell’altro coniuge, sia nel caso in cui entrambi lavorino, sia quando alla disoccupazione improvvisa di uno dei componenti la famiglia reagisca con una maggiore offerta di lavoro dell’altro: in modo analogo, la coppia può decidere razionalmente di assorbire nel bilancio familiare il costo, ovvero l’implicita tassa, per la cura dei bambini piccoli allo scopo di consentire la continuità della carriera lavorativa della madre e quindi anche un maggior reddito familiare futuro. A ciò si aggiunga che il non tener conto del reddito familiare potrebbe portare al risultato paradossale per cui all’aumento del reddito di un coniuge corrisponde una diminuzione dell’altro, con il possibile paradossale risultato che il reddito della famiglia rimanga invariato, ma con un maggior numero ore di lavoro.

 

Un sistema fiscale equo deve basarsi, sulla base della nostra Costituzione, sul principio di progressività della capacità contributiva, la quale dipende ovviamente dal numero di componenti che compongono il nucleo familiare. Se la base impositiva è individuale, come attualmente avviene in Italia, una possibilità è quella di intervenire con meccanismi di detrazione o esenzione: l’esperienza per il nostro Paese è su questo aspetto negativa, perché affidata al potere discrezionale della politica, sulla base delle esigenze contingenti del momento. Un esempio illuminante è il valore del limite di reddito per essere considerati a carico del nucleo familiare, che è rimasto invariato a 2.841 euro dal 1995 fino al 2010: ciò è causa di iniquità, oltre che di incentivo all’evasione fiscale per bassi redditi occasionali. Un ulteriore clamoroso esempio di discrezionalità negativa è stata la riallocazione di ben 8,5 miliardi a prezzi correnti, sottratti nel 1996 ai contributi per assegni familiari.

 

Una modalità alternativa è quella di ricostruire il reddito familiare imponibile attraverso un meccanismo di adeguamento basato sulle cosiddette scale di equivalenza (cioè l’idea che dove si mangia in tre si può mangiare anche in quattro) e una misura di povertà relativa: si tratta della proposta recente del cosiddetto Fattore Famiglia. Non entriamo nei dettagli tecnici sui problemi metodologici e applicativi che questo meccanismo comporta e ci limitiamo a osservare che se il sistema fiscale italiano si orienterà, in un qualche futuro, a criteri di equità orizzontale, allora il quoziente familiare, collaudato in Francia da mezzo secolo e di universale soddisfazione, rappresenta l’alternativa più efficace e semplice, e la semplicità è, in materia fiscale, una questione decisiva di democrazia.

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