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FINANZA/ 1. C'è un patto franco-tedesco che minaccia l’Europa

Il “patto per la competitività” di matrice franco-tedesca, spiega GIUSEPPE PENNISI, presenta alcuni rischi per l’Italia e l’intera Ue

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Foto Ansa) Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Foto Ansa)

L’Unione europea e i Governi (nonché i Parlamenti) dei singoli Stati membri dovrebbero chiedersi qual è il problema centrale che le società che li hanno eletti devono affrontare nei prossimi anni e lustri. Al momento, pare esserci una certa confusione sugli obiettivi di fondo dell’agenda: evitare insolvenze che mettano a repentaglio l’unione monetaria, impedire una scissione tra area dell’euro (o la parte centrale - “hard core” per utilizzare un termine anglosassone - dell’eurozona) e il resto dei 27, rilanciare l’economia in modo sostenibile e tale, al tempo stesso, da generare occupazione specialmente per alcune fasce (quali i giovani).

 

Quasi tutti coloro che sono in posizione di Governo o di Alta Amministrazione sanno che il problema centrale (da cui tutti gli altri derivano) è il “governo del declino” di una società a rapido invecchiamento. Già il 20% della popolazione dell’Ue a 27 supera i 65 anni di età. Secondo i calcoli di Giuseppe Carone e di Declan Costello del Fondo monetario internazionale, se la tendenza non cambia, il rapporto tra pensionati e lavoratori attivi nel 2050 nell’Ue sarà di due attivi per pensionato, invece che di quattro per pensionato come nel 2006; e sarebbero necessari almeno 30 anni di politiche “nataliste” per incidere sui tassi di fertilità.

 

Secondo William Frey della Brookings Institution, l’età mediana degli europei passerà dai 40 anni di oggi ai 52,3 anni del 2050, mentre allora l’età mediana degli americani sarà 35,4 anni . Secondo l’Ocse, appena il 39% degli europei nella fascia di età tra i 55 e i 65 anni lavora; se le previsioni di Carone e Costello sono corrette, la produttività multifattoriale è destinata ad abbassarsi. Se quelle di Frey sono azzeccate, Governi e Parlamenti avranno difficoltà enormi a fare elaborare, approvare e attuare riforme pur necessarie. L’esito complessivo non potrà essere che una riduzione radicale del valore aggiunto nei prossimi lustri. A una popolazione anziana, infatti, si associa quasi inevitabilmente un apparato produttivo obsoleto e una forte resistenza al cambiamento.

 

Lo spettro del declino dovrebbe essere la stella polare dell’Ue e dei singoli Governi dell’Unione, in quanto il governo del declino è molto più arduo del governo della crescita e comporta medicine amare, raramente popolari con l’elettorato. È alla luce del governo del declino che si dovrebbero analizzare programmi di stabilizzazione e riforma sia europei che nazionali. Ove ciò avvenisse, il “patto per la competitività” di matrice franco-tedesca, al centro in queste settimane di discussioni a livello sia dell’Ue, sia dei singoli Stati dell’Unione, apparirebbe in una luce differente da quella con cui viene presentato non solo dai proponenti, ma anche da gran parte della stampa d’informazione.


COMMENTI
21/02/2011 - il patto franco tedesco e la crescita UE (antonio petrina)

Non se Pennisi abbia letto su IL Foglio di venerdì la lectio magistralis del prof Forte, ma la frase di SArkozy per favorire la crescita senza imposta patrimoniale , dopo aver evitato la crisi, è la seguente :"capitalismo familiare sì ,capitalismo finanziario no": ma saranno capaci gli amministratori ,di ogni ordine e grado, di favorire anche noi la famiglia ,capitale economico,morale e finanziario, come propugnava il prof Pesenti su queste colonne de IL Sussidiario a piè sospinto onde garantire un tenore di vita ai ns nipoti in vista dello spettro del 2050 ?

RISPOSTA:

Ne sono consapevolissimo. Rimando il lettore al mio editoriale su Avvenire del 7 febbraio; può richiedermelo per mail (giuseppe.pennisi@gmail.com)