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FINANZA/ 2. Pelanda: la ricetta senza "spesa" per far ripartire l'Italia

Pubblicazione:martedì 22 febbraio 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Quale politica economica sarebbe la migliore per rafforzare la crescita del Pil nazionale nello scenario detto? Il rigore deve restare la massima priorità per evitare l’insolvenza del debito italiano e, soprattutto, assicurare il suo rifinanziamento periodico a costi sostenibili, questi determinati dalla fiducia del mercato sul fatto che potremo ripagarlo e dai tassi. Se i tassi cresceranno, il rigore dovrà essere ancora più stringente e ciò comporterà un taglio ulteriore della spesa pubblica e il suo contributo alla formazione del Pil. In sintesi, lo Stato avrà sempre meno soldi per finanziare progetti infrastrutturali e sostenere la detassazione stimolativa. Tale gap dovrà essere compensato da più crescita altrove.

 

Ma quali settori economici sono meglio predisposti a crescere velocemente? Solo due, il resto stagnante per inefficienze di modello non sanabili in poco tempo: (a) l’export manifatturiero; (b) costruzioni e mercato immobiliare. L’agricoltura e l’industria alimentare hanno il potenziale per essere un traino forte nel futuro, ma ci vorrà un po’. Pertanto, si tratta di fare lista di tutti i fattori rilevanti nel ciclo dei due settori detti e rimuovere i blocchi che lo rallentano: burocrazia, credito, ostacoli all’ingrandimento di scala delle imprese, costi logistici, ecc.

 

Tutte cose semplici e fattibili senza spendere un soldo e solo togliendo norme. Se si facessero, la crescita del Pil italiano nel 2011 arriverebbe tranquillamente al 2%, vicino al 3% nei due anni successivi. Ci vuole, in Italia, un po’ più di tecnica e molto meno di politica.

 

www.carlopelanda.com 



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