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FINANZA/ 1. Così la Libia mette in "trappola" l’Italia

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Tornando al rischio numero uno, c’è chi considera che tutto sommato, magari non ragionando nel brevissimo periodo, quale che sia il regime che seguirà quello di Gheddafi esso sarà dipendente dalle esportazioni di petrolio e gas tanto quanto il precedente, e che da questo punto di vista è del tutto razionale non preoccuparsi affatto.

 

Ci sono però differenze notevoli tra i Paesi del Nord Africa, differenze peraltro non nuove: la Libia non è l’Egitto, né la Tunisia. Il fatto che qualcuno pensasse e scrivesse - come si è letto durante la sollevazione egiziana sui nostri quotidiani - che la Libia potesse essere tutto sommato al riparo dal contagio dato il benessere da Pil procapite più alto del continente, offre la misura esatta di quanto miope possa essere l’analisi sociopolitica ai giorni nostri. La Libia è rimasta in oltre quarant’anni di Gheddafi un Paese tribale, con le sue tribù, sottotribù, clan e famiglie allargate, con un livello di arretratezza dello sviluppo civile pari solo alla capacità del regime di blandire, cooptare e reprimere duramente entro questa struttura sociale arcaica.

 

Un contesto piccolo (i libici sono sei milioni) ma complesso, e soprattutto completamente diverso da quelli del Maghreb e abissalmente diverso dall’Egitto. In due aggettivi, estremamente chiuso e arretrato. E così se l’ondata di rivolte nel mondo arabo, o almeno in Nord Africa, appare del tutto simile, se non per la diversità repressiva tra autocrazie e sistemi puramente dittatoriali, non lo sarà affatto per le conseguenze. In un contesto come quello libico lo scenario di gran lunga più probabile è quello di una lunga instabilità, guerre tribali tra pezzi armati dell’apparato, destrutturazione statuale, frammentazione del territorio. Uno scenario che, facendo le debite proporzioni, può fare della quarta sponda una Somalia nel Mediterraneo.

 

E in questo scenario le scelte sulle grandi risorse naturali del Paese possono anche sfuggire da un controllo centralizzato e razionale. Si tratta dello scenario peggiore, ma non del più improbabile. Ed è ovviamente uno scenario che ai rischi economici e di sicurezza degli approvvigionamenti energetici ne aggiunge molti altri di altra natura.

 

(Giovanni Del pane)

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