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GENERALI/ Chi vincerà il prossimo round tra Geronzi e Della Valle?

Pubblicazione:mercoledì 23 febbraio 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Nessuna persona seria può sostenere che chi sgomita per avere maggiore potere in Rizzoli lo fa per la sua redditività. Passata, presente e nemmeno futura. In parte, lo stesso vale per le Generali.

 

Vediamo i numeri. Il deficit di redditività della Rcs (sia capogruppo che la Quotidiani) associa sia il periodo pre 2004 (era Romiti) che quello post. Il fatturato è più o meno lo stesso di sette anni fa. Come ha ricordato Alessandro Penati, dal 2004 a oggi i margini della Rcs sono stati meno della metà della media dei suoi concorrenti europei (5,6% rispetto al 13,8%) e più bassi ancora di quelli italiani (9,8% Mondadori, 6,8% Caltagirone e 13,5% Espresso), mentre la quotazione del titolo è rimasta sostanzialmente stabile a un anno (1,1 euro circa), soprattutto grazie all’aumento di valore degli ultimi giorni.

 

Per quanto riguarda Generali, la raccolta vita aumenta, il comparto danni è in defict (sono stati chiesti incentivi governativi), il risultato operativo cresce, ma il fatturato resta il più basso tra quelli delle grandi concorrenti europee: 70 miliardi contro i 90 di Allianz e i 97 di Axa. I costi della compagnia, tra i quali occorre considerare quello, davvero notevole, del Consiglio d’amministrazione (15 milioni), sono i più alti e il titolo è passato, in un anno, da 16,9 a 16,2 euro.

 

Recentemente Goldman Sachs, Ing, Credit Suisse hanno abbassato il target price. Lo ha fatto anche Equita che ha significativamente cambiato idea nel giro di pochi mesi: a novembre lo aveva alzato e a febbraio lo ha ridotto, nonostante l’uscita dei dati dei primi 9 mesi 2010 (+46% l’utile netto).


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