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FINANZA/ 1. Ecco come l’Italia può "superare" la crisi libica

Pubblicazione:giovedì 24 febbraio 2011

L'ombra di Gheddafi (Foto Ansa) L'ombra di Gheddafi (Foto Ansa)

Gli orrori che ogni giorno ci arrivano dalla Libia rendono pressoché impossibile soffocare il sentimento e raffreddare la ragione. Eppure, quanto più la crisi è grave, tanto più serve esaminarla con lucidità; quanto più è allarmante, tanto meno abbiamo bisogno di allarmismo.

 

Il primo problema è umanitario. Cifre incerte, sparate senza possibilità di conferma. Trecentomila profughi attraverso il mare? O forse un milione? Non ci sono navi sufficienti in giro per il Mediterraneo. Certo la fuga dalla Libia c’è, ed è massiccia, lo si vede in Tunisia e in Egitto, ma solo la soluzione della crisi ci potrà dire se si tratta di un “esodo biblico”.

 

Occorre preparasi all’accoglienza, ma forse prepararsi a prevenirla, come dice Karim Mezran, direttore del Centro studi americano di Roma, libico di origine. Cioè, bisogna essere pronti a intervenire per salvare i nostri connazionali e, insieme agli altri paesi europei, alla Lega araba e sotto l’egida dell’Onu, impedire una catastrofe. La Libia non può trasformarsi in una Somalia. O in un Kosovo.

 

Il secondo problema riguarda la prospettiva politica. Il dopo Gheddafi è cominciato, anche se la sua sanguinaria repressione potrà prolungare la vita al suo regime. La Libia è meno compatta e solida dell’Iraq, lo Stato meno forte, la società civile meno articolata dell’Egitto, quindi la disgregazione può diventare più rapida, e il Paese finire in mano alle tribù come l’Afghanistan. Dunque, dobbiamo, noi italiani per primi, preparare uno scenario credibile per il regime change.

 

Un passaggio fondamentale, ha spiegato Paul Wolfowitz al The Wall Street Journal, è sostenere le forze ribelli, riaprire con la forza (tecnologica) le comunicazioni (internet, telefoni, ecc.), ma anche prepararsi a iniziative che isolino e indeboliscano il dittatore e i suoi sostenitori (ad esempio, congelare i suoi beni all’estero), offrire rifugio per i militari che disertano, imporre una no fly zone che impedisca di usare la forza aerea contro i ribelli.


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COMMENTI
24/02/2011 - "Pecunia olet" (Mariano Belli)

Pecunia olet? Ma da quando? Certo, proprio come insegnano gli americani....eheheh