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FINANZA/ 2. Così il petrolio può riportare il "panico" sui mercati

Pubblicazione:giovedì 24 febbraio 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Per Barclays Capital, «gli sconvolgimenti tellurici, quasi da spostamento delle placche tettoniche, delle scorse tre settimane causeranno una perdurante crisi sul mercato petrolifero e potrebbero portare il prezzo del barile a 135 dollari ben prima della nostra previsione, ovvero del 2015». A oggi non esistono rischi concreti di un taglio sensibile delle forniture, visto che l’oro nero rappresenta la ricchezza dei paesi produttori, ma questa instabilità potrebbe farsi sentire sul medio termine, visto che rallenterà pesantemente le operazioni di esplorazione e i nuovi investimenti: in un mondo dove la domanda continua a crescere a tassi fenomenali, questa perdita di barili potrebbe operare molto pesantemente sul margine del mercato petrolifero.

 

Siamo insomma alle soglie di quello che a Londra viene già preventivo e definito «mid-decade crunch», ovvero la stretta di metà decade. Già oggi, però, i primi risultati si fanno sentire sui mercati. «Nei mesi scorsi abbiamo assistito a consistenti guadagni sul mercato azionario, quindi il sentiment degli investitori oggi è quello di forte nervosismo nel timore di una brusca correzione. Le tensioni in Medio Oriente, e soprattutto l’implosione della Libia e i timori per un contagio all’Arabia Saudita, potrebbero infatti tramutarsi in catalizzatori di un corso ribassista generalizzato visto che, dati alla mano, stiamo per raggiungere alcuni livelli chiave di supporto su molti indici», dichiara Michael Hewson, analista alla CMC Markets.

 

E le piazze europee, ieri, hanno conosciuto ancora ribassi, anche consistenti e a mezz’ora dall’apertura delle contrattazioni anche a New York tutti gli indici volgevano al negativo. Ma ancor più del suo effetto sulle Borse, il prezzo del petrolio comincia a far temere seriamente per un’accelerazione dell’inflazione a livello globale, soprattutto in Cina. Ieri il Brent con consegna a marzo veniva scambiato a 110 dollari al barile a Londra, livello record dal 2008 e destinato a salire ancora visto che in Libia, principale esportatore africano con 1,8 milioni di barili al giorno, le compagnie stanno cominciando a rimpatriare il personale e quindi limitare la produzione.

 

«La violenza in Libia sta “prezzando” il mercato, è il driver del petrolio in queste ore. E la situazione minaccia di peggiorare nei prossimi giorni, visto che l’incertezza nella regione appare lungi dal poter essere normalizzata in tempi brevi. Alcuni analisti parlavano di petrolio a 125-130 dollari entro settembre, penso che quella cifra potrebbe essere raggiunta prima. I nostri report azzardano tale scenario», è il parere della HGI di Londra. Certo, a oggi il record di 147,02 dollari al barile raggiunto nel luglio del 2008 è ancora lontano, ma gli eventi potrebbero precipitare e andare a intaccare la vera chiave della produzione mondiale.


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