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FINANZA/ 2. C'è un nodo politico che aggrava i debiti dell'Europa

Pubblicazione:venerdì 25 febbraio 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Tra i documenti all’attenzione del G20 finanziario, dell’Ecofin e, in particolare, dell’Eurogruppo, di particolare interesse è un “policy brief” di Daniel Gros (Center for European Policy Studies) e Thomas Mayer (CEPS Policy Brief No. 233, ancora in forma preliminare e disponibile unicamente in formato elettronico). Contiene lo schema di una proposta che, per quanto ancora abbozzata, merita di essere esaminata con cura: come ridurre il debito estero di Stati dell’eurozona senza effettuare ristrutturazioni tali da poter essere percepite come insolvenze.

 

La percezione di insolvenze potrebbe mettere a repentaglio l’intero disegno dell’unione monetaria, oppure portare a riorganizzare i confini dell’area dell’euro attorno a un “nucleo duro”, integrato da una zona a cambi gestiti collegialmente attorno a parità centrali (per intenderci un po’ come quando erano in vigore gli accordi europei sui cambi, giornalisticamente conosciuti come lo Sme).

 

La proposta parte dall’assunto che, dopo il recente impegno ad ampliarne la dotazione, il Fondo europeo per la stabilità finanziaria (European Financial Stability Facility, in gergo EFSF) può parare minacce d’insolvenza da parte di Grecia, Irlanda e Portogallo (lo sta già facendo per i primi due), ma non ha risorse sufficienti in caso sia necessario organizzare operazioni di salvataggio per la Spagna e ancor meno ove, malauguratamente, i mercati considerassero a rischio anche l’Italia. Non solo, ma in tal caso la credibilità dello schema andrebbe a gambe all’aria, come avvenne nel giugno 1992, quando la Danimarca bocciò, per referendum, l’adesione alla moneta unica.

 

La proposta prende l’avvio da un assunto implicito: prima di dover fare i conti con Spagna (ed eventualmente Italia) occorre mettere a posto una volta per tutte i problemi di Grecia, Irlanda e Portogallo (il gruppo GIP), invece di tamponare singole minacce di crisi man mano che si presentano (come ha fatto sino a ora l’EFSF). In tal modo, chiusa una partita, ci potrebbero essere risorse per le altre (ove fosse necessario). Si può chiudere la partita a costo zero per l’EFSF, ovvero per i contribuenti degli Stati virtuosi che all’EFSF forniscono risorse?


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