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Economia e Finanza

INCHIESTA/ Gas e petrolio della Libia mettono in ginocchio l'Italia?

FEDERICO PONTONI ci spiega perché l’Italia non deve temere, dal punto di vista energetico, quel che sta avvenendo in Libia

Foto AnsaFoto Ansa

La situazione in Libia è drammatica. Le proteste e le rivolte già viste in Tunisia ed Egitto, nella Jamahiriya sono esplose, di fatto, in guerra civile. Nel mezzo di questi sconvolgimenti epocali, trovo quasi antipatico soffermarmi su improbabili problemi legati alla sicurezza delle forniture energetiche del nostro Paese. Tuttavia, visto quanto scritto in questi giorni, un po’ di chiarezza pare necessaria.

Per quel che concerne il gasdotto Greenstream, che collega direttamente Libia e Italia, per dirla alla Shakespeare, si sta facendo molto rumore per nulla. Anzitutto, bisogna ricordare che la capacità di trasporto non corrisponde al gas trasportato. Tutti i gasdotti vengono costruiti sulla necessità del trasporto orario e giornaliero dei giorni di domanda particolarmente elevata, ovvero d’inverno. Negli altri periodi dell’anno, i gasdotti sono utilizzati al di sotto della loro capacità massima, anche per riempire gli stoccaggi per l’inverno successivo.

Detto questo, la portata (massima) di Greenstream è di circa 25 milioni di metri cubi al giorno (Mmc/g), per un totale annuo teorico di circa 8,5 miliardi di metri cubi. In termini giornalieri, durante l’inverno il suo apporto massimo è circa del 6-8% dei consumi, mentre in termini annuali può arrivare al 10%, in funzione del fatto che d’estate il gas importato finisce negli stoccaggi.

Giusto per fare un paragone, nel 2010, il gasdotto che ci collega al Nord Europa (TENP), fu travolto da una frana in Svizzera e non funzionò per circa 5 mesi, nel periodo autunnale. L’ammanco giornaliero massimo fu di circa 50 Mmc/g: al di fuori della stampa specializzata, nessuno ne parlò e, ovviamente, non ci furono (importanti) ripercussioni sul sistema gas.