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INCHIESTA/ Gas e petrolio della Libia mettono in ginocchio l'Italia?

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Discorso diverso se si utilizza il dramma libico come spunto per una più ampia riflessione sui consumi energetici primari del nostro Paese. Pur non essendoci rischi sulle forniture, è ben vero che oltre l’80% del consumo di energia primaria, in Italia, è alimentato dalle fonti fossili, ben più che in altri Paesi dell’Ue.

 

Per quale motivo? Certamente non per il riscaldamento, visto che, Francia a parte, quasi tutti i Paesi usano principalmente il metano. Le differenze, invece, si concentrano nel mix di produzione dell’energia elettrica, causa l’assenza di nucleare e, in maniera evidente, nei trasporti. È chiaro che il petrolio è l’unico vettore energetico per l’autotrazione in tutti i Paesi. Tuttavia, altri membri dell’Ue hanno puntato anche su sistemi alternativi, quali treno e idrovie, per muovere merci e persone.

 

Certamente, dunque, il nostro Paese può fare molto per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e lo può fare in molti modi. Chiaramente, queste sono scelte che spettano alla Politica. Tuttavia, invocare un cambio di paradigma per questioni di sicurezza degli approvvigionamenti è pretestuoso e sbagliato, oltre che irrispettoso dei drammatici eventi in atto. Sono altre le argomentazioni serie e lungimiranti per sostenere una riduzione dell’utilizzo di fonti fossili, argomentazioni che comprendono scelte di politica industriale e ambientale, che magari affronteremo in un prossimo articolo.



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