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J'ACCUSE/ Silvio Scaglia e quella cattiva giustizia che fa più povera l’Italia

Silvio Scaglia è tornato in libertà dopo quasi un anno. Il suo caso giudiziario apre però più di un interrogativo. L’analisi di UGO BERTONE

Silvio Scaglia (Foto Imagoeconomica) Silvio Scaglia (Foto Imagoeconomica)

Giustizia è fatta? Dopo 363 giorni di libertà negata, Silvio Scaglia è tornato, finalmente, libero. Ma i problemi sollevati dalla sua lunga, per certi versi inspiegabile, detenzione preventiva restano sul tappeto.

Per carità. Fa senz’altro piacere prender atto che, d’ora in poi, il processo sulla frode Carosello basata sull’evasione dell’Iva ordita da un’organizzazione criminale, potrà fare il suo corso “normale”, tra perizie, testimonianze e ricostruzioni tecniche di una materia complessa. E, in questa cornice, si cercherà di capire fino a quale livello siano esistite complicità tra i colletti bianchi di Fastweb e Telecom Italia Sparkle e un’organizzazione a delinquere con radici nell’estrema destra romana.

Ci sarà tempo e modo, insomma, per valutare la solidità delle accuse nei confronti di Scaglia e di altri imputati meno celebri. Nell’attesa, però, si può stendere un primo bilancio, tutt’altro che allegro, di una vicenda che ha visto finire in galera l’unico vero innovatore dell’industria italiana con un’esperienza e una caratura internazionale, oggi pronto a riprendere la sua attività - lontano dal Belpaese, probabilmente.

1) Il primo aspetto critico riguarda l’abnorme durata della custodia cautelare dell’imprenditore. La legge italiana prevede, per giustificare la libertà negata prima del giudizio definitivo, l’esistenza di tre condizioni: il pericolo di fuga; il rischio di reiterazione del reato e il rischio di inquinamento delle prove. Nel caso di Scaglia non esiste nulla del genere. L’imprenditore è rientrato prontamente dall’estero, una volta avuta notizia dell’inchiesta Non ha più avuto rapporti con Fastweb dal 16 marzo del 2010, cosa che rende difficile sia l’inquinamento delle prove (tra l’altro, ormai raccolte da anni) che la reiterazione del reato. Ma questo non ha impedito che, complice il ricorso al rito immediato (concesso dal gip nonostante non esistesse il presupposto delle “prove evidenti”), Scaglia fosse condannato a dodici mesi di libertà negata preventiva.

In questo lasso di tempo, si può obiettare, gli inquirenti hanno potuto lavorare nelle condizioni più opportune per arrivare a stabilire la verità. Forse. Ma, al momento della presentazione del materiale probatorio nello scorso gennaio da parte della Procura, l’ingegner Scaglia ha dovuto prender atto che gli elementi a suo carico risalivano al più al 2007/08, ovvero si trattava delle stesse prove già in mano del gip che nel 2009 l’aveva prosciolto da ogni contestazione. Intanto, nel corso dell’ultimo anno, Scaglia è stato sentito dagli inquirenti una sola volta, il 12 aprile scorso, su sua richiesta. Davvero era necessario tenerlo in cattività per tutto questo tempo? O non si è trattato di una grossa prova di inefficienza e di impotenza nel condurre indagini efficaci?


COMMENTI
25/02/2011 - sotto lo stellone de noantri (Antonio Servadio)

credibilità dell’economia in campo internazionale? O suvvia, stiamo parlando di un apparato statale, fortemente statalistico, riparato sotto un orizzonte delimitato dallo stellone. Domando se forse la formazione professionale, in magistratura, comprenda la conoscenza di una lingua straniera, uno significativo stage di lavoro all'estero e un corso di economia e/o di relazioni internazionali. Non credo. Ma se mi sbaglio, per cortesia, avvisatemi. A preoccuparsi delle conseguenze internazionali (diplomatiche, finanziarie, imprenditoriali ecc.) delle vicende giudiziarie nazionali non sono i protagonisti, perchè non ne hanno alcun motivo. I danni li pagano sempre e solo altri: gli individui, le famiglie, le imprese, in generale: la nazione. Italia: paese socialista, mi dicevano in USA, ai tempi dell' URSS. "Socialista", non "sociale".