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SCENARIO/ 2. Bertone: così Marchionne e Merkel dettano le riforme all'Italia

La nuova governance europea che si va delineando e la competizione globale, spiega UGO BERTONE, impongono un cambiamento importante per l'Italia

Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Ansa) Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

Benedetta sia la crisi, scrive Martin Wolf, chief economist del Financial Times, brandendo da buon intellettuale l’arma del paradosso. E benedetta sia, potremmo aggiungere noi italiani, afflitti dalla sindrome del declino, che ormai morde il tenore di vita delle famiglie, nonostante il cuscinetto dei risparmi accumulati dalle generazioni passate.

 

Grazie alla crisi, infatti, finalmente emergono elementi di discontinuità nella tela del ragno che avviluppa il sistema Italia. Il primo, e più clamoroso, l’ha introdotto, per ragioni ben note, la vertenza di Mirafiori che ha riportato in primo piano il tema della produttività del sistema delle grandi imprese.

 

Il secondo, in forma assai meno esplicita, è stato sollevato da Diego Della Valle, scoppiettante esponente del made in Italy che rivendica, sul terreno politico e sociale, di poter incassare il dividendo dello sviluppo, merce rara in un Paese per molti versi congelato. Certo, le sue sortite contro i “vecchi signori” che senza investire quattrini propri condizionano le scelte di aziende chiave, come il Corsera, possono essere interpretate in mille modi, più o meno vicini alle partite del potere quotidiano. Ma la questione di Rcs è comunque la punta dell’iceberg di equilibri del sistema reale rilevanti.

 

Dietro l’offensiva dello “scarparo” marchigiano (ormai il nom de plume dell’industriale) emerge un tema più generale: il capitalismo italiano, ormai da tempo, privilegia l’obiettivo della stabilità a quello dell’efficiente allocazione delle risorse. Una scelta difensiva, che aveva senso quando si trattava di tenere il sistema Italia al riparo da corsari, raider o gruppi economici interessati a sfruttare un mercato importante. Assai meno, quando si tratta di attrezzare la navicella per partecipare a una sfida internazionale che non ammette dispersione di energie: un conto è primeggiare nel campionato della Penisola, altro è competere su mercati dove non conta avere un buon rapporto con gli arbitri.

 

Per queste ragioni, le Generali, cassaforte di partecipazioni strategiche sul piano del controllo, ma non della redditività, deve cambiare missione. Basta, dunque, con la “logica del due per cento”, imposta per tanti anni da Mediobanca al Leone di Trieste per gestire, con alterni successi, le vicende della chimica, dell’auto, delle assicurazioni, dell’energia, delle telecomunicazioni e così via fino all’editoria.


COMMENTI
07/02/2011 - 'A morte 'e subbeto (improvvisa) (celestino ferraro)

Tituba Galli della Loggia e non sa dirci quale sia la strada migliore per affrontare coscientemente lo scorcio di Legislatura che scorre verso l’aprile del 2013. Ovvio, si capisce, che la strada migliore sarebbe non avere a che fare con gli Scilipoti la cui provenienza, comunque, è un VALORE smarrito dal Di Pietro ma ritrovato da Silvio Berlusconi post Finum fugatum. È assai capricciosa la politica e spesso si traveste da ancella che mesce il nettare degli dei per rabbonire i cerberi che vorrebbero la politica un susseguirsi di emozioni fredde, senza passioni. Sono gli uomini che hanno inventato la politica o essa è già inserita nel cromosoma genetico? Non so se posso azzardare, ma quando i grossi felini vanno all’attacco delle prede (antilopi o gnu per esempio) ho l’impressione che anch’essi concertino una politica strategica e partono all’attacco della preda con compiti ben distribuiti. Nella spartizione del bottino, sovente, qualche zampata di troppo ristabilisce le precedenze. Non è questa la politica? Sì, ho capito, lo so, lo so, la politica è l’arte del possibile: e allora, che fa Berlusconi? Fa il possibile e “Attacca il ciuccio dove vuole il padrone” (cioè lui). Ma questo è un paradosso … se avessi la ricetta giusta da suggerire, la terrei ben chiusa in cassaforte, al riparo anche degli spioni che i pm sguinzagliano sulle peste dei politici allo sballo. Salveremmo il salvabile e il popolo resterebbe sovrano sine die. Celestino Ferraro