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SCENARIO/ 2. Bertone: così Marchionne e Merkel dettano le riforme all'Italia

Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Ansa) Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

Ora, con un congruo e colpevole ritardo, anche la politica sembra essersi resa conto che è necessario cambiar registro, se si vuol evitare un declino inarrestabile, paragonabile a quello che all’inizio del Seicento vide il reddito della Penisola precipitare dai primi agli ultimi posti del Vecchio Mondo, nonostante, allora come ora, non mancassero eccellenze economiche, finanziarie o culturali. Anche se l’agenda del cambiamento, al solito, viene dettata dal di fuori: il 24 marzo, come ha ricordato sulle colonne del Corriere Francesco Giavazzi, il Consiglio europeo dovrà, in sostanza, dettare le condizioni che la Germania chiede per salvare l’Unione Monetaria. O meglio, “le condizioni che la signora Merkel ritiene necessarie per convincere i sui concittadini a farlo”.

 

In gioco, per rifarci a Martin Wolf, ci sono i nuovi equilibri e le nuove emergenze evocate dalla crisi. I bilanci dell’Occidente escono dal collasso del 2007/10 esausti, in condizioni così critiche che nessuno può far sconti a chicchessia. Non solo. Dal cilindro della storia è emersa una realtà tecnologica che ha in pratica azzerato i vincoli dello spazio, allargando l’offerta finanziaria a Paesi che offrono, a partire dai Bric che viaggiano a tassi di crescita sei-otto volte superiori al Bel Paese, condizioni ben più allettanti per i possibili creditori, Germania in testa.

 

In sostanza, per investire nel futuro dell’Unione Europea, importante ma non così vitale per il suo sviluppo come fino a pochi anni fa, Berlino ci chiederà di introdurre la regola del pareggio di bilancio nella Costituzione o garanzie equivalenti a testimonianza della volontà dell’area debole di Eurolandia di non pesare sull’andamento della moneta unica. Quali garanzie? Maggiori tasse e/o tagli alle spese, nel breve termine. Interventi chirurgici, insomma, assieme ad abbondante uso e abuso di anestetici. Ma cosa scegliere? Il grande dilemma sta tutto qui: la scelta della patrimoniale porta con sé i rischi di una vera e propria chemioterapia. La vendita dell’“argenteria di famiglia”, vedi le privatizzazioni, non dà alcuna garanzia, se si limiterà a essere, come è successo in passato, un’operazione finanziaria che non sposta i veri equilibri di governance del capitalismo nostrano.


COMMENTI
07/02/2011 - 'A morte 'e subbeto (improvvisa) (celestino ferraro)

Tituba Galli della Loggia e non sa dirci quale sia la strada migliore per affrontare coscientemente lo scorcio di Legislatura che scorre verso l’aprile del 2013. Ovvio, si capisce, che la strada migliore sarebbe non avere a che fare con gli Scilipoti la cui provenienza, comunque, è un VALORE smarrito dal Di Pietro ma ritrovato da Silvio Berlusconi post Finum fugatum. È assai capricciosa la politica e spesso si traveste da ancella che mesce il nettare degli dei per rabbonire i cerberi che vorrebbero la politica un susseguirsi di emozioni fredde, senza passioni. Sono gli uomini che hanno inventato la politica o essa è già inserita nel cromosoma genetico? Non so se posso azzardare, ma quando i grossi felini vanno all’attacco delle prede (antilopi o gnu per esempio) ho l’impressione che anch’essi concertino una politica strategica e partono all’attacco della preda con compiti ben distribuiti. Nella spartizione del bottino, sovente, qualche zampata di troppo ristabilisce le precedenze. Non è questa la politica? Sì, ho capito, lo so, lo so, la politica è l’arte del possibile: e allora, che fa Berlusconi? Fa il possibile e “Attacca il ciuccio dove vuole il padrone” (cioè lui). Ma questo è un paradosso … se avessi la ricetta giusta da suggerire, la terrei ben chiusa in cassaforte, al riparo anche degli spioni che i pm sguinzagliano sulle peste dei politici allo sballo. Salveremmo il salvabile e il popolo resterebbe sovrano sine die. Celestino Ferraro