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FINANZA/ Ecco il vero eurobond che può aiutare anche l’Italia

In Europa è ancora presto per festeggiare l’eurobond emesso per aiutare l’Irlanda. JAMES CHARLES LIVERMORE ci spiega perché

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Secondo il calendario cinese, il 2011 sarà l’anno del coniglio. Secondo il calendario delle emissioni obbligazionarie - meno comprensibile di un almanacco cantonese -, il 2011 sarà l’anno dei rifinanziamenti. Bilanci alla mano, si può azzardare un oroscopo: sarà l’anno di lepri, conigli e tartarughe. Ovvero banche, industrie e Stati (un tempo) sovrani.

Le banche sono state le più svelte: dall’inizio dell’anno le emissioni obbligazionarie del settore finanziario sono già state 104, per un totale di 30 miliardi di euro. Non è andata così bene per le industrie: le uniche due euro-emissioni a raggiungere quota un miliardo riguardano i beni di consumo ciclici (BMW Finance) e non-ciclici (società autostrade Parigi-Rhin-Rhone).

C’è da scommettere che le grandi emissioni corporate non tarderanno ad arrivare, anche se l’impressione è la stessa da ormai tre anni: in un momento in cui tassi euribor e spread corporate sono favorevoli alla raccolta, le grandi emissioni industriali si limitano ad accumulare risorse per le due emergenze di breve termine: fronteggiare i grandi stock di debito e assicurarsi la liquidità necessaria per navigare a vista. Salvo rare eccezioni (si parla di un’emissione in cantiere per lo spin-off Fiat Industrial dato sui 2 miliardi di euro), gli investimenti strategici latitano.

E a proposito di coraggio, le emissioni governative riserbano una sorpresa. In data 26 gennaio, il veicolo europeo per la stabilità finanziaria (European Financial Stability Facility, EFSF) ha collocato una prima forma di euro-bond, cioè un titolo di debito europeo garantito dai membri dell’eurozona. Il valore nominale è pari a cinque miliardi di euro, per un rendimento lordo del 2,89% a scadenza 2016. In parole povere, l’Ue si è finanziata con un’operazione a cinque anni che paga il tasso euro di riferimento più uno spread dello 0,56%. Ovvero, per dirla in termini tecnici, 56 punti base.


COMMENTI
07/02/2011 - finanziare il futuro ? (attilio sangiani)

mi sembra che da anni Tremonti sostiene questa tesi,direttamente o implicitamente. Ad esempio, si potrebbe escludere dal nuovo debito quanto è destinato a finanziare le "grandi opere",che sono un volano per lo sviluppo e la lotta alla disoccupazione. La scienza della Economia Politica contempla la teoria del "moltiplicatore" e quella dell' "acceleratore",che confortano quanto detto. Salvo,ovviamente,tenere sotto controllo l'inflazione,ma depurando il dato percentuale dalla inflazione "importata",che,nel breve - medio,si può solo subire. Come nel caso delle materie prime,del petrolio e delle materie alimentari (che richiedono uno o due anni ad aumentare in quantità offerta).