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FINANZA/ Ecco il vero eurobond che può aiutare anche l’Italia

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L’Ue ha lanciato un messaggio chiaro ai mercati: un paese intossicato dal debito anni ’90, l’Irlanda, può contare su titoli AAA, cioè su un supporto degli altri membri dell’Unione. Ma i capitali a vocazione obbligazionaria non si moltiplicano dalla sera alla mattina. E, come detto all’inizio, le istituzioni finanziarie si sono già servite al banchetto delle emissioni di inizio anno.

 

Anche ipotizzando una corsa tra industrie e governi, il coniglio corporate arriverebbe alle fette di mercato rimaste più velocemente della tartaruga stato. E in ogni caso, una corsa del genere non vedrebbe alcun vincitore: sui mercati globali l’euro ha bisogno dell’industria almeno quanto le industrie abbiano bisogno della moneta unica. Non resta che osare la soluzione di lungo periodo: trasformare l’euro da moneta di debito corrente a valuta di investimenti.

 

E qui arriva la seconda sfida. Il veicolo europeo per la stabilità finanziaria ha le carte in regola per arrivare all’emissione di un vero e proprio eurobond. A quel punto i paesi dell’Unione dovranno lanciare un messaggio ai mercati, e lanciarlo forte e chiaro: l’eurobond finanzia il futuro dell’Ue, non il presente, tanto meno il passato. Come farlo è materia in discussione tra gli esperti: c’è chi parla di finanziare infrastrutture, chi discute la possibilità di destinare la raccolta in cambio di tasse nazionali a garanzia (il cosiddetto collaterale fiscale). Senza dubbio il modello europeo, per non disgregarsi, dovrà spezzare la correlazione debito-spesa e trovare investitori sovrani disponibili all’impresa.

 

Se l’assuefazione da debito non passerà, sui mercati dell’euro si scatenerà una guerra dell’oppio finanziario. E questa volta un pezzo di Europa diventerà protettorato cinese.

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COMMENTI
07/02/2011 - finanziare il futuro ? (attilio sangiani)

mi sembra che da anni Tremonti sostiene questa tesi,direttamente o implicitamente. Ad esempio, si potrebbe escludere dal nuovo debito quanto è destinato a finanziare le "grandi opere",che sono un volano per lo sviluppo e la lotta alla disoccupazione. La scienza della Economia Politica contempla la teoria del "moltiplicatore" e quella dell' "acceleratore",che confortano quanto detto. Salvo,ovviamente,tenere sotto controllo l'inflazione,ma depurando il dato percentuale dalla inflazione "importata",che,nel breve - medio,si può solo subire. Come nel caso delle materie prime,del petrolio e delle materie alimentari (che richiedono uno o due anni ad aumentare in quantità offerta).