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MANOVRE/ La scalata a Chrysler che fa "scomparire" la Fiat

Pubblicazione:lunedì 7 febbraio 2011

Sergio Marchionne (Foto Ansa) Sergio Marchionne (Foto Ansa)

Una Fiat americana o una Chrysler italiana? Sergio Marchionne, amministratore delegato delle due case automobilistiche ha dato una risposta che ha suscitato molte polemiche. Fiat potrebbe spostare in futuro la propria “testa” negli Stati Uniti (o avere quattro centri direzionali nel mondo), nel momento in cui Chrysler rimborserà i crediti che deve allo Stato Americano.

 

Una Fiat che ha annunciato un utile di 600 milioni di euro in netto miglioramento rispetto alla perdita di oltre 800 milioni di euro del 2009. Il 2010 è stato l’anno dell’ultimo bilancio consolidato di Fiat Auto e Fiat Industrial; la prima è diventata la parte specializzata nel settore auto, mentre la seconda società ha il suo centro d’affari nella parte dei veicoli industriali.

 

Lo spin off, pensato e approvato tra aprile e maggio dello scorso anno dal management e dagli azionisti, ha avuto l’obiettivo di rendere evidente il valore delle due società. In questo modo Fiat potrebbe trovare le risorse necessarie per continuare a crescere in Chrysler. Già a inizio gennaio Fiat ha acquisito un ulteriore 5% (gratuitamente secondo gli accordi con il Governo americano) della quota azionaria della casa di Detroit, arrivando al 25%. Marchionne ha l’obiettivo di arrivare al 35% entro la fine dell’anno e di crescere fino alla maggioranza delle azioni entro i prossimi due anni.

 

Fiat sta acquistando quote di Chrysler e dunque la società americana si “italianizzando” con l’entrata di Fiat. Lo stesso Marchionne è diventato amministratore delegato di Chrysler, con piena soddisfazione dei sindacati e dei politici americani.

 

La casa torinese ha inoltre presentato il piano “Fabbrica Italia”, nel quale, dopo 20 miliardi di investimenti nel nostro Paese, la società dovrebbe aumentare la propria produzione di oltre il 50% per arrivare a circa 1 milione di autoveicoli all’anno. La produzione italiana è caduta nell’ultimo decennio, passando da oltre 1,3 milioni di veicoli all’anno a poco più di 600 mila veicoli. Un dimezzamento nonostante i continui sussidi al settore.


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