BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

MANOVRE/ La scalata a Chrysler che fa "scomparire" la Fiat

Pubblicazione:lunedì 7 febbraio 2011

Sergio Marchionne (Foto Ansa) Sergio Marchionne (Foto Ansa)

Il modello italiano di produzione era basato sullo scambio tra politica e Fiat, nel quale l’azienda garantiva una certa produzione in Italia (comunque calante) e i diversi Governi incentivavano l’acquisto di automobili. Il risultato di questo scambio inutile aveva portato l’Italia a produrre meno auto rispetto alla Repubblica Ceca. Un bel risultato indubbiamente! Marchionne, con il modello Pomigliano, successivamente esteso a Mirafiori, chiede ai lavoratori italiani una maggiore flessibilità e produttività in cambio di uno stipendio più elevato e di investimenti certi nel Paese. Solo una parte del sindacato è andato contro questo accordo e molto probabilmente il “contratto Pomigliano” verrà esteso a tutti gli stabilimenti italiani del gruppo.

 

La produzione italiana, pari a un milione di autoveicoli, sarà tuttavia solo un quinto di quella totale di Fiat. Attualmente Fiat e Chrysler vendono invece meno di 4 milioni di veicoli, suddivisi quasi equamente tra le due case automobilistiche; in realtà nel 2010, il produttore americano ha consegnato poco più di 1,6 milioni di veicoli, ma nel 2011 il numero di veicoli prodotti dovrebbe salire a 2 milioni. Un incremento del 25%, principalmente in un mercato, quello statunitense, che dovrebbe crescere a sua volta del 10% fino a 12,7 milioni di veicoli.

 

La quota di mercato di Chrysler, per raggiungere tale obiettivo, dovrebbe arrivare quasi all’11%, 1,5 punti percentuali in più rispetto all’anno scorso. Un obiettivo difficile da raggiungere, ma non impossibile; un dato che, in termini di auto vendute, spinge Chrysler alla parità con Fiat.

 

Tuttavia, se si guardano i dati dei ricavi, la casa americana, già nel 2011, dovrebbe avere più importanza di Fiat Auto. Il produttore di Detroit dovrebbe vedere il proprio fatturato crescere di quasi il 25% fino a superare i 55 miliardi di dollari. Una Chrysler sempre più importante.

 

La testa della Fiat andrà dunque in America? In realtà la questione è poco importante, perché è molto più importante sapere se l’Italia continuerà a vedere crescere la produzione sul proprio territorio. Nascondersi dietro al nazionalismo di un’azienda è il solito errore che si può compiere. Non era meglio vedere i francesi controllare Alitalia con 6 miliardi di investimenti piuttosto che una cordata italiana, con tre miliardi di perdite accollate ai contribuenti italiani?



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.