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FINANZA/ 1. La nuova crisi inglese può affossare anche l’Italia?

Pubblicazione:martedì 8 febbraio 2011

David Cameron (Foto Ansa) David Cameron (Foto Ansa)

Nel giorno in cui il Fmi metteva in guardia i governi dal combinato di crisi del credito sovrano e di quello bancario, da Londra arrivava infatti una doccia fredda per le già timide speranze di ripresa economica. Stando ai dati diffusi dall’Office of National Statistics (Ons), nel quarto trimestre del 2010, infatti, il Pil britannico è sceso dello 0,5%, primo calo da un anno a questa parte a fronte invece di un aumento dello 0,7% registrato tra luglio e settembre. Un dato davvero pesante, visto che, oltre ai riflessi diretti sull’economia, pare destinato ad alimentare il dibattito politico riguardo l’eccessiva stretta fiscale decisa dal governo di coalizione e a porre sotto ulteriore pressione la Bank of England, chiamata a decidere sulla direzione che dovranno prendere i tassi d’interesse a fronte di un’inflazione in continua crescita.

 

Alzarli bloccherebbe la trappola inflattiva, ma rischierebbe di uccidere del tutto la più che fragile ripresa in atto; mantenerli a livello attuale potrebbe significare per il governo dover affrontare una “spring of discontent” a causa del prezzo in continuo aumento dei generi di prima necessità e la disoccupazione record: il combinato di rabbia sociale e xenofobia latente, capite da soli, spaventa David Cameron più dell’arrivo di un tifone in stile australiano. Essendo poi, per volontà di Tony Blair e richiesta di Gordon Brown, la Bank of England completamente indipendente dal potere politico, la prossima riunione del Monetary Committee si preannuncia bollente. «Anche accettando una frenata dell’attività economica in dicembre a causa delle severe condizioni meteorologiche, una contrazione dello 0,5%o sul trimestre è qualcosa di davvero preoccupante, direi spaventoso», ha dichiarato al Wall Street Journal Howard Archer, capo economosta alla IHS Global Insight.

 

Meno drammatica la reazione dell’Ons, secondo cui le abbondanti nevicate hanno colpito in maniera talmente dura comparti come costruzioni e servizi da giustificare il dato, confermando che in assenza del fattore meteorologico, la crescita del quarto trimestre sarebbe stata sì piatta ma non negativa. Ma i numeri, si sa, si prestano a molte interpretazioni e la politica non ha perso tempo per piegarle alle proprie convenienze di parte.

 

Durissima l’opposizione laburista, in verità spalleggiata da un sempre crescente numero di economisti, nel puntare il dito contro l’aggressiva politica di tagli alla spesa messa in atto, seppur al primo livello, dal governo, con una mannaia chiamata a decurtare qualcosa come 81 miliardi di sterline in quattro anni. «I primi segnali delle conseguenze che le decisioni del governo a guida conservatrice hanno sull’economia sono ora davanti ai nostri occhi, la realtà è che tagli troppo profondi e troppo rapidi danneggiano il sistema», ha dichiarato Ed Balls, ministro delle Finanze ombra.

 

Dal canto suo, il governo si fa forte della crisi del debito sovrano europeo, portando di fronte ai cittadini un dato frutto proprio dei tagli: la necessità di finanziamento del Regno Unito lo scorso dicembre era scesa a 16,8 miliardi di sterline dai 21 di un anno prima: «I mercati hanno punito e puniscono i paesi con finanze pubbliche deboli», ripetono a Whitehall giustificando con la necessità di stabilità le misure draconiane intraprese.


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COMMENTI
08/02/2011 - tutto bene ma non alzerei i tassi (Fabrizio Terruzzi)

tutto bene ma non alzerei i tassi, misura che colpisce tutti indiscriminatamente anche le aziende produttive al momento fin troppo cariche di debiti. Scoraggerei invece fiscalmente le operazioni speculative, da individuare secondo un criterio temporale e in base alla natura dell'investimento. Mi pare che in giro per il mondo ci sia troppa liquidità che sciaborda da un mercato all'altro con il solo intento di realizzare profitti finanziari, attraverso operazioni mordi e fuggi, senza alcuna utilità sociale se non addirittura facendo danni. E continuo a non capire perchè io possa essere autorizzato ad acquistare 10mila tonnellate, tanto per fare un esempio, di grano, di cui non saprei che farmene, se non per guadagnarci sul prezzo. Così le quotazioni delle materie prime salgono in base non al consumo ovvero alla domanda "di base" ma alla propensione all'investimento e all'eccesso di liquidità dei mercati. Insomma il risparmio serve per costruire il nostro futuro non per giocare d'azzardo sui mercati. Altrimenti è meglio evitare che si formi.