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FINANZA/ 1. La nuova crisi inglese può affossare anche l’Italia?

David Cameron (Foto Ansa) David Cameron (Foto Ansa)

Da qualsiasi parte si voglia vedere la questione, però, restano le cifre: le previsioni degli economisti per il quarto trimestre erano, infatti, per una crescita dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,6% rispetto a un anno prima. Come anticipavamo, ora toccherà alla Bank of England prendere una decisione chiara rispetto alla politica dei tassi: l’orientamento del Comitato monetario è quello di mantenerli stabili, nonostante l’inflazione sia ormai al 3,7% contro il livello obiettivo della BoE del 2%. Un dato che, unito all’alto tasso di disoccupazione, alla bassa crescita salariale e all’incertezza economica, limiterà non poco la capacità di spesa dei cittadini britannici, vera dinamo dell’economia inglese negli ultimi dieci anni insieme alla spesa pubblica, altra voce che sotto il governo giallo-blu continuerà a calare.

 

Per George Osborne, ministro delle Finanze, «un cambio della nostra politica economica ci ributterebbe nella crisi finanziaria. Non mutiamo atteggiamento in base al tempo». Non la pensa così Hetal Mehta, economista per il Regno Unito alla Daiwa Capital Market Europe, che al Wall Street Journal ha così commentato i dati: «Sono orrendi, un assoluto disastro per l’economia». Il fantasma della “double-dip recession” si è materializzato nel Regno Unito e ora governo e Bank of England saranno chiamati a fare qualcosa in fretta, prima che il settore dei servizi distrugga quanto recuperato nel 2010 e spiani la strada alla stagflazione, terrificante combinato di crescita ferma e alta inflazione già vissuto nei primi anni Novanta.

 

I segnali di una crisi sociale, poi, ci sono già tutti: da quando il rame, grazie alla razzia cinese sui mercati, è salito oltre i 10 mila dollari la tonnellata, i furti di questo materiale ferroso sono cresciuti a dismisura. La scorsa settimana le ferrovie hanno conosciuto ritardi e disguidi a causa della necessità di rimettere a nuovo le rotaie dopo i numerosi furti occorsi durante la notte, la stessa Chiesa d’Inghilterra si è dotata di guardie private così come molte aziende, alcune delle quali hanno assunto ex gurkha nepalesi per evitare di veder razziato il loro rame. Siamo in Gran Bretagna nel 2011, non nella Londra fumosa e pulciosa di Charles Dickens. In compenso, il Financial Times ci rendeva noto che i bonus bancari non solo sono tornati dopo un annetto di pausa forzata, ma sono anche ai record di sempre: andate voi a spiegare questo rovescio della stessa medaglia a chi deve fare i conti con il prezzo di pane e latte sempre in aumento? Pensate che faccia più presa il concetto di “Big society” o quello di istituzionalizzazione politica della guerra tra poveri travestita da necessità di sicurezza interna lanciato furbescamente da David Cameron?

 

E attenzione, il paese che ha fatto la rivoluzione industriale è capace di esportare tutto, anche le “primavere dello scontento”, virus sociale di facile presa anche in un paese come l’Italia, alle prese con potere d’acquisto a zero, inflazione, stipendi in calo, disoccupazione crescente e crescita esangue. Occorre mettere mano - e subito - agli squilibri sociali più evidenti, come prospettato dal working paper del Fmi dal titolo “Inequality, leverage and crises”, secondo cui la chiave della ripresa risiede nella riconquista da parte dei lavoratori della leva salariale e del potere d’acquisto. Altrimenti, stando al Fmi, «in contesti di squilibrio sociale ed economico tale, i disordini sono evenienze più che probabili. Così come guerre civili a bassa intensità».


COMMENTI
08/02/2011 - tutto bene ma non alzerei i tassi (Fabrizio Terruzzi)

tutto bene ma non alzerei i tassi, misura che colpisce tutti indiscriminatamente anche le aziende produttive al momento fin troppo cariche di debiti. Scoraggerei invece fiscalmente le operazioni speculative, da individuare secondo un criterio temporale e in base alla natura dell'investimento. Mi pare che in giro per il mondo ci sia troppa liquidità che sciaborda da un mercato all'altro con il solo intento di realizzare profitti finanziari, attraverso operazioni mordi e fuggi, senza alcuna utilità sociale se non addirittura facendo danni. E continuo a non capire perchè io possa essere autorizzato ad acquistare 10mila tonnellate, tanto per fare un esempio, di grano, di cui non saprei che farmene, se non per guadagnarci sul prezzo. Così le quotazioni delle materie prime salgono in base non al consumo ovvero alla domanda "di base" ma alla propensione all'investimento e all'eccesso di liquidità dei mercati. Insomma il risparmio serve per costruire il nostro futuro non per giocare d'azzardo sui mercati. Altrimenti è meglio evitare che si formi.