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FINANZA/ 1. La nuova crisi inglese può affossare anche l’Italia?

Pubblicazione:martedì 8 febbraio 2011

David Cameron (Foto Ansa) David Cameron (Foto Ansa)

Stiamo giocando col fuoco, in parole povere. A Londra, ieri, il report più letto era quello di Rabobank, istituto bancario leader nel prestito al settore agricolo, secondo cui «il numero di colonie di api incapaci di superare l’inverno negli Usa è salito al 35% dal dato storico e medio del 10%. In Europa siamo al 20% e lo stesso andamento riguarda anche l’America Latina e l’Asia». Direte voi, e chi se ne frega? Peccato che l’agricoltura che ci dà da mangiare si basa grandemente sull’impollinazione animale, con un tasso dall’80% al 90% da parte delle sole api: parliamo di un terzo dell’output agricolo mondiale.

 

Quel catastrofista di Albert Einstein diceva che «se le api sparissero dal mondo, l’uomo non vivrebbe per più di cinque anni», noi non ci spingiamo a tanto, ma il combinato di sicurezza alimentare a rischio e agflazione potrebbe davvero diventare il detonatore di un caos ingestibile. I segnali ci sono tutti, più nelle parole di David Cameron che nei dati di Rabobank o in quelli dell’Ufficio di Statistica britannico: forse la patrimoniale non è la risposta -anzi, quasi certamente non lo è - ma o si interviene adesso contro gli squilibri sempre crescenti oppure sarà tardi. Le guerre tra poveri sono le prime e le più facili da scatenare, spesso però sono le più difficili da gestire e concludere. Meno finanza, più crescita e lavoro: questa è la risposta.

 

Ricetta comunista? Il contrario, è il mercato drogato dai soldi a pioggia e a costo zero per banchieri incapaci e governanti ladri ad averci portato a questo; i comunisti sono Fannie Mae e Freddie Mac e non chi chiede stipendi in linea con il costo della vita. Occorre chiudere subito i rubinetti pubblici e alzare i tassi, agendo fiscalmente per riattivare la crescita e garantire un regime salariale che riporti il potere d’acquisto a un livello tale da funzionare come dinamo della spesa e dell’economia.

 

Le banche gestiscano risparmio ed eroghino credito alle Pmi e alle famiglie, smettendo con i giochini di derivati e finanza creativa e gli Stati parlino per una volta chiaro: se l’attivo presenterà ancora l’80% di esposizione esterna a leva rischiosa, partiranno sanzioni salatissime. Colpirli nel portafoglio, è l’unica ricetta che capiscono. E se per caso tentassero di rivalersi sui correntisti con aumento dei costi e restrizione del credito, ulteriori e più salate multe.

 

Sono tempi di emergenza, urgono misure d’emergenza. Avendo un governo che legifera e non si debba occupare di escort e delle fregole di eterni numeri due in vena di ribalta, poi, sarebbe più facile...



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COMMENTI
08/02/2011 - tutto bene ma non alzerei i tassi (Fabrizio Terruzzi)

tutto bene ma non alzerei i tassi, misura che colpisce tutti indiscriminatamente anche le aziende produttive al momento fin troppo cariche di debiti. Scoraggerei invece fiscalmente le operazioni speculative, da individuare secondo un criterio temporale e in base alla natura dell'investimento. Mi pare che in giro per il mondo ci sia troppa liquidità che sciaborda da un mercato all'altro con il solo intento di realizzare profitti finanziari, attraverso operazioni mordi e fuggi, senza alcuna utilità sociale se non addirittura facendo danni. E continuo a non capire perchè io possa essere autorizzato ad acquistare 10mila tonnellate, tanto per fare un esempio, di grano, di cui non saprei che farmene, se non per guadagnarci sul prezzo. Così le quotazioni delle materie prime salgono in base non al consumo ovvero alla domanda "di base" ma alla propensione all'investimento e all'eccesso di liquidità dei mercati. Insomma il risparmio serve per costruire il nostro futuro non per giocare d'azzardo sui mercati. Altrimenti è meglio evitare che si formi.