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FINANZA/ 2. Dal Corriere a Generali, cosa c’è dietro la "guerra di Diego"?

Pubblicazione:martedì 8 febbraio 2011

Diego Della Valle (Foto Imagoeconomica) Diego Della Valle (Foto Imagoeconomica)

Un signore che decide di salvare il Colosseo non ha idee da Lilliput, non si accontenta di un posto in una chorus line, non sta volentieri in panchina. Pensa in grande, vuole la prima fila e pretende di stare in campo. E Diego Della Valle risponde perfettamente a questa descrizione.

 

Il fondatore e proprietario della Tod’s, oltre ad aver stanziato 25 milioni per restaurare e riportare all’onore del mondo l’anfiteatro Flavio (uno dei monumenti più famosi a livello planetario), si è dedicato ad affrontare i rapporti con il potere economico nazionale, del quale a pieno titolo fa parte da una ventina d’anni, sull’onda del successo che ha ottenuto con la sua impresa. Ci sono due o tre cose che non gli vanno bene in questo campo e si è messo d’impegno per risistemarle.

 

In varie interviste, dichiarazioni, interventi televisivi se l’è presa con i due mostri sacri dell’establishment, vale a dire Giovanni Bazoli (presidente di Intesa, prima banca italiana) e Cesare Geronzi (presidente delle Generali, prima compagnia di assicurazioni italiana). Ha detto di loro, in sostanza, che ormai sono due vecchietti e dovrebbero farsi da parte: non possono più pretendere di decidere per tutti.

 

A che cosa si riferiva Della Valle, detto DDV dai cronisti? Alla situazione Rcs-MediaGroup, la casa editrice de Il Corriere della Sera, della quale lui è azionista assieme tanti altri esponenti del salotto buono, fra i quali, appunto, l’Intesa di Bazoli e le Generali di Geronzi. In quella casa editrice che pubblica tanti giornali, ma soprattutto Il Corriere della Sera, succede che si torna a parlare di un cambio della guardia: l’attuale direttore, Ferruccio de Bortoli, sarebbe attratto da una sirena con le sembianze di Carlo De Benedetti che vorrebbe portarlo alla guida del suo quotidiano, La Repubblica.

 

Vero o falso che sia, questo rumor ha messo in agitazione gli azionisti del Corriere, ciascuno dei quali vorrebbe vedere un proprio candidato sulla poltrona più importante di via Solferino. La nomina, per statuto della casa editrice, spetta al patto di sindacato che riunisce gli azionisti più importanti, dunque anche i tre dei quali si sta parlando. Nei fatti, storicamente, sono stati sempre in pochi a decidere. In passato il king maker era l’avvocato Gianni Agnelli e nessuno si è mai permesso di contestare il suo ruolo; poi sono arrivati i Romiti e tutti più o meno se li son io fatti andar bene; infine, due anni fa, quando si è trattato di sostituire Paolo Mieli, sono stati proprio Bazoli e Geronzi a far passare la soluzione de Bortoli, peraltro gradita a tutti data l’eccellenza professionale del candidato.


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