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FINANZA/ 2. Dal Corriere a Generali, cosa c’è dietro la "guerra di Diego"?

Diego Della Valle (Foto Imagoeconomica) Diego Della Valle (Foto Imagoeconomica)

Vediamoli questi poteri radunati nel patto di sindacato Rcs. Mediobanca, un tempo sala di regia del capitalismo italiano, ora è molto meno attenta ai giochi di palazzo e mira al business; la Fiat in versione Marchionne ha il pensiero rivolto all’America e ha dei seri problemi con le continue perdite di quote di mercato; Intesa è sì la prima banca italiana, ma anche lei ha alcuni difficoltà a partire da una convivenza non più facile fra Bazoli e l’amministratore delegato Corrado Passera; Salvatore Ligresti è alle prese con un indebitamento inquietante; le Generali, sono un’eccezionale compagnia, ma in Europa non possono più competere per la leadership con la tedesca Allianz o con la francese Axa; Marco Tronchetti Provera rimane un industriale di peso, ma ha dovuto ridimensionare le sue ambizioni di leadership nel capitalismo italiano dopo l’abbandono di Telecom.

 

Nell’azionariato ci sono certamente altri personaggi di rilievo come i Pesenti o, ultimo arrivato, il re della sanità Giuseppe Rotelli. Ma DDV si chiede: perché io dovrei contare meno di ciascuno di loro? Domanda non infondata: la sua azienda macina utili, ha performance di borsa invidiabili, è in espansione all’estero (è diventata prima azionista di Saks Fifth Avenue). Nel salotto buono DDV pensa di aver diritto a una poltrona, non a uno strapuntino.

 

Di qui le dichiarazioni pubbliche di cui si è detto. Alla domanda dei dietrologi che si chiedono per chi gioca Della Valle, si può rispondere con molta semplicità: per nessuno. Certo ha delle alleanze, delle amicizie, dei rapporti consolidati. Per esempio, come tutti sanno, è legatissimo da decenni a Luca di Montezemolo e se quest’ultimo decidesse davvero di dedicarsi alla politica potrebbe certamente contare sull’appoggio di DDV. Ma questa partita sembra proprio che la giochi da solo. Lui la pensa così: anche in un capitalismo senza capitali, come è da sempre quello italiano, alla fine i capitali contano. E devono anche pesare.

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