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SCENARIO/ 1. Pelanda: ecco il piano della Germania per "frenare" l’Italia

La Germania sembra pronta ad aiutare gli altri Stati dell’Eurozona. Per l’Italia, spiega CARLO PELANDA, questa è un’opportunità, ma anche un rischio

Angela Merkel (Foto Ansa) Angela Merkel (Foto Ansa)

La posizione di “geopolitica economica” della Germania è chiara. Aiuterà gli altri Stati dell’Eurozona a rimanere nell’euro, sostenendone il rifinanziamento dei debiti pubblici, ma questi dovranno darsi un modello economico di rigore simile a quello tedesco.

In particolare, Berlino ha messo in Costituzione il divieto di fare deficit nel bilancio pubblico annuale, dal 2016 a livello federale e dal 2020 su quello locale. La settimana scorsa ha fatto capire che vuole qualcosa di simile anche nelle 17 nazioni partecipanti alla moneta unica. Per l’Italia tale posizione tedesca è sia un problema sia un’opportunità.

L’opportunità è fornita da un vincolo esterno molto più stringente che darebbe alla disordinata politica italiana la possibilità di invocare la salvezza dell’euro contro i dissensi che ostacolano i tagli alla spesa pubblica. Perderebbe la, peraltro poca, sovranità residua, ma in cambio riceverebbe un sostegno per gestire con minore affanno il suo enorme e inabilitante debito e una maggiore credibilità internazionale, utile agli investimenti esteri e al ciclo del capitale finanziario, grazie all’annessione nello spazio economico tedesco.

Il problema, oltre all’annessione economica, è che l’Italia correrebbe un serio di rischio di deflazione del mercato interno, tale da pregiudicarne strutturalmente la capacità di crescita. I principali parametri tedeschi, infatti, sarebbero: (a) in tot anni arrivare al pareggio di bilancio, cosa che significa tagliare almeno 45 miliardi (circa il 3% del Pil) di spesa strutturale; (b) riportare in un certo tempo il debito pubblico verso la soglia di non più del 60% del Pil, mentre quello italiano - quasi 1800 miliardi - oggi viaggia verso il 120% del Pil stesso. Se il tempo fosse di un decennio per dimezzare il debito dovremmo tagliarlo per circa 90 miliardi all’anno. Se fosse di due decenni per circa 45. Se fosse di tre decenni per circa 30.


COMMENTI
08/02/2011 - inflazione importata e infrastrutture (attilio sangiani)

Se la lentezza di sviluppo della nostra economia dipende dalla insufficienza e poca efficienza delle infrastrutture,si potrebbe cominciare con: non tenere conto della inflazione importata ed esluderne effetti sul rigore; poi consentire ritardi per il rientro dal debito che siano determinati da investimenti nelle infrastrutture. Sono,tra laltro,del parere che il peso del debito pubblico italiano non ricadrà sui nostri discendenti,ma cade pesantemente su di noi oggi,proprio perchè il debito si è accumulato soprattutto per sprechi,corruzione,finta assistenza al Terzo Mondo ( Somalia,ad esempio) e non per dotare il Paese di adeguate infrastrutture,come,ad esempio,la Salerno-Reggio Calabria,il raddoppio della Bologna-Firenze,la autostrada tirrenica da Livorno a Civitavecchia,il traforo del Frejus,il ponte sullo Stretto; oppure la scuola con gli strumenti didattici moderni; la riforma del diritto del lavoro ed dell'apparato giudiziario,scuotendo la pigrizia ed il fatalismo della mentalità dei sindacati,dei burocrati,ecc. Scusate se è poco!.