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SCENARIO/ 1. Pelanda: ecco il piano della Germania per "frenare" l’Italia

Angela Merkel (Foto Ansa) Angela Merkel (Foto Ansa)

Tali numeri andrebbero limati contando un aumento del Pil e l’effetto inflazione che riduce il peso percentuale del debito in relazione agli attivi. Ma in ogni caso sarebbero numeri non fattibili. In realtà, dopo l’eventuale adesione formale dell’Italia alle regole tedesche, la Germania non pretenderebbe certo il rispetto dei numeri detti in tempi brevi.

 

Il pareggio di bilancio sarebbe messo a termine più remoto, la riduzione del debito sarebbe inserita in un’agenda più dolce, per esempio: un po’ di meno ogni anno costantemente in relazione al Pil, ma il prima possibile sotto il 100% del Pil. L’interesse prioritario della Germania è quello di evitare la competizione dell’industria manifatturiera italiana, quasi pari per potenza, strozzandone la competitività grazie alla moneta unica, nonché quello di salvare le sue banche piene di titoli in eurodebito che crollerebbero se il debito italiano diventasse insolvente e innescasse un effetto domino.

 

Certamente la Germania sarà comprensiva con l’Italia. Ma questa formula più elastica sulla riduzione del debito comporrebbe comunque un’agenda più stretta di tagli al deficit annuo in quanto un debito è consolidato implicitamente dal fatto che non aumenta. E ciò comporterebbe comunque almeno 45 miliardi di tagli strutturali alla spesa pubblica in poco tempo, un impatto durissimo.

 

In teoria ciò sarebbe compensabile da più crescita. Ma restano due domande. Come si farà a stimolarla senza poter ridurre le tasse nello scenario di annessione economica alla Germania? E se l’Italia riuscisse a trovare comunque un modo per crescere a boom, perché mai dovrebbe cedere la propria sovranità, cioè di fatto l’industria del Nord, alla Germania?

 

www.carlopelanda.com

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COMMENTI
08/02/2011 - inflazione importata e infrastrutture (attilio sangiani)

Se la lentezza di sviluppo della nostra economia dipende dalla insufficienza e poca efficienza delle infrastrutture,si potrebbe cominciare con: non tenere conto della inflazione importata ed esluderne effetti sul rigore; poi consentire ritardi per il rientro dal debito che siano determinati da investimenti nelle infrastrutture. Sono,tra laltro,del parere che il peso del debito pubblico italiano non ricadrà sui nostri discendenti,ma cade pesantemente su di noi oggi,proprio perchè il debito si è accumulato soprattutto per sprechi,corruzione,finta assistenza al Terzo Mondo ( Somalia,ad esempio) e non per dotare il Paese di adeguate infrastrutture,come,ad esempio,la Salerno-Reggio Calabria,il raddoppio della Bologna-Firenze,la autostrada tirrenica da Livorno a Civitavecchia,il traforo del Frejus,il ponte sullo Stretto; oppure la scuola con gli strumenti didattici moderni; la riforma del diritto del lavoro ed dell'apparato giudiziario,scuotendo la pigrizia ed il fatalismo della mentalità dei sindacati,dei burocrati,ecc. Scusate se è poco!.