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SCENARIO/ 2. Quattro consigli per far funzionare il "piano Berlusconi"

Pubblicazione:mercoledì 9 febbraio 2011

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Purtroppo si è cominciato male: facendo catturare il Consiglio Comunale della Capitale dall’oligopolio collusivo dei taxi e chiudendo un occhio verso chi commette veri e propri reati (per esempio chi ha modificato il tassametro o applica comunque le nuove tariffe nonostante la sospensione del provvedimento richiesta dall’Antitrust e imposta dal Tar). Tale segno di scarsa coerenza rischia d’inficiare l’intero programma di rilancio.

 

C’è il rischio che si prosegua peggio, che le misure pongano l’accento principalmente sulle liberalizzazioni senza tenere conto che l’eccesso di regolamentazione : a) è il risultato di una società vecchia (non la sua causa); b) tratta comunque di materie in gran parte di competenza di enti locali, con l’esito che senza una riforma costituzionale (in direzione diametralmente opposta al federalismo) si avrebbero vertenze senza fine a tutti i livelli di giudizio (sino alla Corte Costituzionale).

 

Che fare? Individuare bene le cause e, quindi, le cure:

 

a) La determinante principale è, in Italia, come in Giappone , l’invecchiamento della popolazione. Con il 14% degli italiani in età scolastica, e il 20% ultra-65enne , solo due terzi della popolazione è in età da lavoro e l’età media del lavoratore italiano supera i 45 anni. Se le tendenze in atto non mutano - in demografia il cambiamento richiede tempi lunghi - , nel 2050 meno del 14% sarà in età scolastica e il 34% circa avrà più di 65 anni. Una popolazione anziana non rischia, non crea impresa, non si getta con entusiasmo in nuove intraprese e non innova, chiede tutele dalla spesa o della regolamentazione pubblica (la miriade di regolamenti comunali - dai taxi ai negozi- ha questo obiettivo ed è ignota in Paesi a demografia giovane). Quindi, se non ancorata a una forte politica per la famiglia (unica strada percorribile per contrastare l’invecchiamento), gingillarsi con questa o quella liberalizzazione “è silenzio” (dice lo Shakespeariano “Amleto” nell’uscir di scena).

 

b) Una volta rilanciata un’efficace politica della famiglia (analoga, ad esempio, a quella che la Francia persegue con coerenza, costanza e pervicacia dal 1870), occorre, prima ancora delle liberalizzazioni, una politica industriale mirata alla ristrutturazione della “catena del valore” (ossia come ci si organizza per aumentare il valore di ciò che si produce) sul tipo di quella realizzata Oltre Reno - il “Rapport Beffa” francese alcuni anni fa lo ha detto a chiare note all’Eliseo - negli ultimi 20 anni (l’accordo Volkswagen può essere preso come spartiacque): mentre Francia, Italia, Spagna e altri scorporavano i servizi dal manifatturiero (tramite varie forme di outsourcing), in Germania le imprese accentuavano l’integrazione dei servizi nel manifatturiero. Strategia che è risultata vincente e ha permesso sia economia di scala sia internazionalizzazione di esternalità tecnologiche, mentre sovente l’outsourcing ha portato i servizi scorporati nel labirinto poco efficiente della regolazione di competenza di enti locali.


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COMMENTI
09/02/2011 - Piano Italia (Andrea Trombetta)

Suggerimenti molto interessanti sul piano tattico. Ma in termini strategici? La ricetta è buona per ogni nazione, ma qual è la ricetta specifica per il competitor Italia? Cosa deve e cosa non deve fare rispetto agli altri paesi? Perché 7 milioni di svizzeri possono competere con 1,4 miliardi di cinesi? C'è un gap strategico che una politica liberale e di sussidiarietà non può ignorare ....