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FINANZA/ La crisi che piace agli Usa per "ricattare" la Cina

Pubblicazione:martedì 1 marzo 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Vi faccio una promessa: da oggi in poi, salvo notizie davvero degne di nota, non tratterò più quella recita a soggetto che è la cosiddetta “primavera democratica” di Maghreb e Medio Oriente. Con il passare delle ore, infatti, il quadro che vi delineavo dieci giorni fa appare ormai palese: l’America ha bisogno di destabilizzare l’area per creare il casus belli della guerra all’Iran, in modo da rimettere in moto la sua economia attraverso l’industria bellica. Nel contempo, Usa, Francia e Gran Bretagna sfruttano la situazione per mettere le mani sul petrolio libico, piano che era nelle intenzioni del Dipartimento di Stato da anni.

 

Che Gheddafi resti o meno, poco importa: il governo-fantoccio che sorgerà sentirà la necessità di rinegoziare i contratti petroliferi siglati dal rais e, guarda caso, sarà l’Italia quella che ci rimetterà di più. Un sentito ringraziamento alle anime belle e ai rivoluzionari a oltranza che, in spregio a Berlusconi, stanno tifando per interessi opposti a quelli del proprio Paese (aver baciato la mano di Gheddafi non sarà stato un bel gesto, ma ricordo a tutti che Gordon Brown, per qualche contratto alla British Petroleum, ha rilasciato l’attentatore di Lockerbie, quindi hanno poco da darci lezioni in Europa).

 

Insomma, lo scopo strategico è chiaro: destabilizzare Mediterraneo ed Europa senza limiti di tempo - non lo dice Mauro Bottarelli, lo ha scritto George Friedman nero su bianco - affinché la Cina commerci solo con gli Usa. Una riprova? Ce la fornisce Monsignor Innocenzo Martinelli, Vescovo di Tripoli: «Io resto. Restano anche le suore. La situazione è calma, i media ne raccontano di balle. Si sentono spari solo la sera e la notte».

 

D’altronde, non vi pare strano che la rivoluzione di Twitter, Skype e Facebook non abbia permesso la pubblicazione di una sola immagine dei fantomatici bombardamenti sulla folla? Vogliamo poi parlare della balla colossale delle fosse comuni sulla spiaggia? Ma per favore, parliamo di cose serie. Queste: una nuova sindrome argentina a due passi dal gigante cinese e un rischio contagio potenzialmente devastante per l’Asia sono quasi in atto, nel silenzio generale.

 

Da tre giorni, nella City la notizia sulla bocca di tutti non è la crisi in Libia, ma quella bancaria che sta scuotendo la Corea del Sud, dove martedì scorso la Financial Service Commission (FSC), ente regolatore del settore, ha sospeso per sei mesi la settima tra banche e casse di risparmio in una sola settimana per mancanza di riscontro dei requisiti minimi di capitalizzazione e riserve. In un comunicato, la FSC ha formalizzato l’alt per la Domin Mutual Savings&Finance Co. a seguito di scarsità di liquidità dettata dalla vera e propria corsa agli sportelli da parte dei suoi correntisti, spaventati dalla bolla in stile subprime innescata dai prestiti facili al settore immobiliare.


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