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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Domani il d-day che può far scattare la recessione

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Ecco, quindi, che alcuni investitori cominciano a vedere guai all’orizzonte e stanno comprando opzioni petrolifere per un controvalore di 150 e 200 dollari al barile con data di scadenza al termine di quest’anno, sia come scommessa che come assicurazione dalle turbolenze in Medio Oriente. Barclays Capital ha confermato che le ozpioni “call skew” sono più sottopressione oggi che durante il picco del 2008. L’implicazione chiara è che il mercato sia convinto che la crisi non finirà in tempi brevi, anche perché gli eventi di questo ultimi mesi hanno creato una reale rottura strategica: l’intero ordine politico mediorientale è in effetti disintegrato, situazione che potrebbe determinare anni di instabilità nella regione che fornisce il 36% del petrolio globale e detiene il 61% delle riserve provate.

 

Paradossalmente, ci tocca tifare per la repressione wahabita del “giorno dell’ira” previsto per domani o sperare che la polizia segreta saudita agisca come quella siriana, capace di ridurre al silenzio la piazza attraverso false notizie e intimidazioni preventive: se i mercati avranno anche solo la percezione che Riad non sia in grado di gestire le proteste, lo shock petrolifero sarà tale da distruggere qualsiasi ipotesi di ripresa globale. Nessuno, d’altronde, sa quale sia l’inflexion point: per Bank of America siamo già nell’area di pericolo, visto che la percentuale di incidenza dei costi energetici sul Pil globale ha toccato l’8,5%, vicino al massimo storico.

 

Deutsche Bank avverte, inoltre, che le dinamiche dei picchi sono quasi sempre fiammate ingestibili e mette in guardia da un possibile aumento a 150 dollari il barile, livello definito «abortivo» per la ripresa mondiale. A certificare la gravità della situazione ci ha pensato, infine, l’ex capo della Fed, Alan Greenspan, secondo cui «quando i prezzi del petrolio salgono fino all’attuale area e cominciano a dare segnali di possibili, ulteriori rialzi, allora quello è il momento di cominciare a preoccuparsi». E Greenspan, si sa, è uno che di disastri se ne intende.

 

P.S. La Reuters ci informa che nella tarda mattinata di ieri forze aeree fedeli a Gheddafi hanno bombardato depositi di petrolio nel terminal di Es Sider. Scommettete che la decisione di imporre una no-fly zone ora verrà adottata alla velocità della luce? Così, tanto per dimostrare che a Stati Uniti e Gran Bretagna stanno a cuore le sorti dei civili e non del petrolio libico.

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