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FINANZA/ 2. L’autogol che può costare una crisi all’Italia

Pubblicazione:giovedì 10 marzo 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Il “semestre europeo” è iniziato in sordina - almeno a giudicare dalla scarsa eco che al tema dedica la grande stampa. Si tratta, invece, di un’innovazione non di procedura ma di metodo nel “fare politica economica”, quanto meno nell’area ormai denominata giornalisticamente “l’eurozona”. Dagli esiti dell’innovazione dipenderanno, in gran misura, i modi e i tempi in cui l’eurozona uscirà dalla crisi finanziaria che la attanaglia dal 2007 e, soprattutto, se l’eurozona resterà quella che conosciamo oggi o se dovrà essere modificata - ad esempio, con l’uscita di alcuni Stati membri oppure con l’adozione di un’area a cerchi concentrici, e a differenti velocità.

 

L’innovazione forte del “semestre europeo” è la preparazione e approvazione congiunta e parallela, in tutti gli Stati dell’area, sia del Programma di Stabilità Finanziaria (Psf) sia del Programma Nazionale di Riforme (Pnr). Quindi, gli obiettivi e le strategie di riassetto della finanza pubblica vengono coniugati con obiettivi e strategie di riforme economiche, necessari per la crescita e per una migliore distribuzione dei suoi frutti.

 

Dato che ciò avviene parallelamente in tutti gli Stati (ora 17 dell’area) armonizzando le tempistiche delle procedure parlamentari, nonché sulla base di un’analisi sul potenziale di crescita condotto dalla Commissione Europea e diramato all’inizio dell’anno, ciò dovrebbe promuovere politiche economiche convergenti e, quanto meno, non divergenti o addirittura contrastanti.

 

Partire bene con il “semestre europeo” è necessario per due ragioni: da un lato, se ci sia avvia con il piede sbagliato c’è il pericolo che l’intero assetto, in questi mesi traballante, possa avere danni irrimediabili; da un altro, come esaminato il 18 febbraio su queste pagine, sul “semestre” 2011 incombe un “patto” franco-tedesco denominato “per la competitività” che potrebbe mettere in serie difficoltà Stati come l’Italia (imponendo massicce misure di finanza straordinaria o il rischio di pesanti penali).


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