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SCENARIO/ Bertone: ultima chiamata per non "svendere" l'Italia

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Può sembrare improprio risollevare questi temi, che rischiano di apparire di scarsa attualità perché vengono da lontano, proprio adesso, quando l’attenzione è concentrata sulla riforma della giustizia o sul federalismo. Ma guai se non si sfrutta a dovere questa piccola finestra di ripresa dell’economia per mettere in moto un circuito virtuoso.

 

Presto, la congiuntura internazionale ci proporrà nuove emergenze: la situazione del sistema bancario spagnolo, avverte Moody’s, è semplicemente esplosiva e, non a caso, il bollettino trimestrale della Bce rileva che il rischio di una nuova crisi sul fronte dei debiti sovrani è più alto che mai. Non è il caso di illudersi di poter praticare una politica espansiva, insomma. O di elargizioni a pioggia come quelle che, improvvidamente, vennero garantite alle energie rinnovabili con la cosiddetta “legge Alcoa”, ovvero il provvedimento varato per convincere la multinazionale Usa a conservare l’insediamento industriale in Sardegna.

 

È il momento di osare: più che una patrimoniale o di provvedimenti shock sul fronte delle entrate, è l’ora di giocare la carta di aliquote più basse e meno incentivi per convincere gli imprenditori che è giunta l’ora, finalmente, di crescere. Senza essere obbligati a vendere il controllo delle imprese all’estero per poter competere.

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