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Economia e Finanza

FINANZA/ Pelanda: Italia e Usa tremano per lo tsunami giapponese

L'economia globalizzata fa sì che gli effetti economici del sisma in Giappone abbia ripercussioni anche in altri paesi, Italia compresa. L'analisi di CARLO PELANDA

Foto AnsaFoto Ansa

Gli analisti economici stanno valutando l’eventuale impatto sull’economia mondiale del catastrofico sisma-tsunami di Sendai. La questione, poiché l’economia è globalizzata, tocca da vicino i nostri interessi.

Il punto più critico è finanziario. Il bilancio statale nipponico dovrà sopportare un enorme costo di ricostruzione,mentre il debito pubblico è già arrivato al 200% del Pil ed è stato recentemente declassato dalle agenzie che valutano l’affidabilità/sostenibilità dei debiti sovrani.

La ricostruzione dopo il terremoto di Kobe nel 1995 diede un impulso alla crescita interna e, alla fine, fu un beneficio per l’economia nazionale, senza impatto esterno. Ma questa volta c’è meno spazio nel bilancio pubblico. Pertanto il rischio è che unulteriore aumento del debito nipponico provochi un’ondata generale di sfiducia su tutti quei debiti sovrani il cui volume ecceda il 100% del Pil, tra cui quello statunitense, che sta arrivando a questa soglia simbolica, e quello italiano che l'ha superata di molto (120%).

Con una complicazione ulteriore. Il Giappone è anche tra i più importanti creditori netti, ritengo il secondo dopo la Cina, nel mercato mondiale. I suoi istituti finanziari, cioè, possiedono montagne di titoli di debito americano. Tale posizione fa parte di un modello tipico delle nazioni esportatrici: finanzio la domanda dei beni di consumo nella nazione importatrice, l’America, comprandone il debito, così assicurandomi la continuità del mio export.