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FINANZA/ Pelanda: Italia e Usa tremano per lo tsunami giapponese

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Il Giappone ha fatto così dagli anni '70 e ora lo fa la Cina, nonché altri paesi asiatici. Se gli istituti nipponici fossero costretti a vendere titoli di debito straniero per finanziare il fabbisogno interno, allora potrebbe andare in crisi l’affidabilità del debito americano - qualora la Cina o l’Europa non volessero comprarne di più - e il contagio di sfiducia sarebbe inevitabile e con esso l’insolvenza dell’Italia e altri con la conseguenza della dissoluzione dell’euro.

 

Ma proprio l’evidenza di questa prospettiva catastrofica mi fa pensare più probabile che le principali nazioni del pianeta collaboreranno per evitarla. Cosa che ci porta a valutare se ci siano le risorse e i modi per farlo. Le risorse potenziali, in casi di consorzio tra nazioni, certamente ci sono. Il problema sono le modalità.

 

Non ce ne sono di predisposte per casi di questi tipo e bisogna considerare che il Giappone, per orgoglio che è la base della coesione nazionale, non è Paese che accetti facilmente soluzioni percepite come condizionanti o di intrusione nella sua sovranità. Va aggiunto che l’attuale governo di sinistra è al potere per un’anomalia ed è denso di personale inesperto, tra cui il Primo ministro.



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