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FINANZA/ 1. Dal Giappone una crisi in cinque "mosse"

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Ma veniamo alle variabili in gioco. Primo, la ripresa. Dopo che il Paese avrà fatto i conti con le vittime e le perdite finanziarie, la nazione dovrà concentrarsi nella ricostruzione. E questo, ironia della sorta, genererà qualche livello di stimolo e ripartenza. «Ovviamente il lato umano è la cosa più importante, ma parlando di economia, di solito eventi simili danno vita a enormi rimbalzi. Ricostruire implica molti posti di lavoro e nuova creazione di ricchezza», dichiara Nicholas Colas, capo economista alla ConvergEx di New York. Per David Resler, capo economista alla giapponese Nomura Securities a New York, «ci sarà un balzo sostanziale della ricerca teso al riconoscimento di soluzioni per ricostruire quella parte del Paese. E non saranno fondi solo governativi, molti verranno da aziende private, assicurazioni e fondi di risparmio privati decisi a diversificare gli investimenti scommettendo nella ricostruzione».

 

Seconda variabile, lo yen. Per ricostruire, infatti, moltissimi degli yen in giro per il mondo dovranno tornare a casa, portando con sé un apprezzamento della valuta sui mercati: solo venerdì, la divisa nipponica ha guadagnato l’1,5% sul dollaro e l’1% sul franco svizzero. Un trend destinato a continuare, nonostante un po’ di volatilità da mettere fin d’ora in conto. Sempre per Dennis Gartman, «il denaro in circolazione è destinato a rientrare in patria per pagare i danni: occorre quindi stare molto attenti all’impatto di questo return cash-flow, sia per lo yen che per il dollaro».

 

Terza variabile, il prezzo del petrolio. I prezzi energetici sono scesi molto venerdì, sia per il terremoto in Giappone - quindi minore domanda -, sia per il profilo decisamente meno aggressivo del previsto della “giornata della collera” in Arabia Saudita. Quanto però durerà questo trend è tutto da vedere, visto che i contratti futures continuano a essere stipulati a livelli record e la crescita dei mercati emergenti sta fornendo dei floor a ogni possibile sbandamento al ribasso. Il Giappone, poi, resta un’economia molto grande e importa tutto il suo petrolio, visto che non dispone di riserve naturali.


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COMMENTI
15/03/2011 - Il Dio denaro. (Alessandro Sasso)

Meglio una guerra o un terremoto con annesso tsunami per muovere l'economia? Ah, questi cinici adoratori del Dio denaro... Quando li sento parlare del "costo umano" mi vien da ridere: sai che gliene frega a loro della morte di migliaia di esseri umani? Stanno già facendo i loro conti, quanto ci guadagneranno.... Ma, prima o poi, questa storia finirà.