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FINANZA/ 1. Dal Giappone una crisi in cinque "mosse"

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Fino a oggi, se ci basiamo sui dati forniti dall’International Energy Agency, il Giappone importava circa 4,7 milioni di barili al giorno nel 2009, con una capacità di raffinazione di poco inferiore, 4,6 milioni di barili al giorno: le raffinerie giapponesi sono 29, sei delle quali oggi chiuse a causa del sisma. Il totale della capacità di raffinazione persa temporaneamente dal Giappone è pari a 1,40 milioni di barili al giorno: in senso assoluto una minore domanda di 1,4 milioni di barili a livello mondiale, seppure rappresenti solo l’1,6% della produzione stimata per il 2011, è molto significativa.

 

Per fare un paragone, la sola crisi libica ha avuto un costo di circa 15 dollari sui prezzi dei crudi e fino a oggi stiamo parlando di un massimo di 1 milione di barili al giorno persi. Il problema è che la minore fame di petrolio che arriva dal Giappone è certamente temporanea e destinata a trasformarsi in un aumento strutturale e di lungo periodo della domanda nipponica, visto che nel breve periodo le restanti raffinerie saranno spinte ai limiti delle loro capacità per sopperire alla mancanza di carburante. Contemporaneamente, nel breve-medio termine, le centrali termoelettriche saranno chiamate a un super-lavoro per assicurare il massimo di energia possibile.

 

Ci sono poi i costi della ricostruzione, con una eccezionale richiesta di materiale edile e di materie prime legate alle costruzioni: e produrre cemento richiede moltissima energia termica. C’è quindi la concreta possibilità che il combinato Giappone-Libia (dove Gheddafi potrebbe, se riconosciuto ancora leader, offrire una pax petrolifera all’Occidente) possa far scendere sì il prezzo del petrolio intorno ai 108 dollari per il Brent e 95 dollari per il Wti, ma solo per un periodo limitato, salvo poi ricominciare la risalita almeno ai livelli pre-sismici se non maggiore (vi ricordo che si stanno stipulando contratti futures con scadenza fine 2011 relativamente a 150 e 200 dollari al barile).


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COMMENTI
15/03/2011 - Il Dio denaro. (Alessandro Sasso)

Meglio una guerra o un terremoto con annesso tsunami per muovere l'economia? Ah, questi cinici adoratori del Dio denaro... Quando li sento parlare del "costo umano" mi vien da ridere: sai che gliene frega a loro della morte di migliaia di esseri umani? Stanno già facendo i loro conti, quanto ci guadagneranno.... Ma, prima o poi, questa storia finirà.