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FINANZA/ 2. Le “nuove” banche possono evitare un’altra crisi?

Pubblicazione:martedì 15 marzo 2011

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Anzi, la ripresa dello shadow banking, chiamiamolo ShaBa per comodità, è già iniziata: nel 2010 il volume di cds sul debito pubblico americano (i cds sono contratti assimilabili a una copertura assicurativa, ma possono essere stipulati anche dai fondi ShaBa) è cresciuto del 12% nel solo gennaio 2011 ed è lecito supporre che buona parta di questi strumenti finanziari sia stata firmata in casa ShaBa. Perché questa nuova crescita? Per una ragione che ci riguarda tutti da vicino: il nostro conto corrente rischia di trasformarsi in un contatore del gas.

 

Scherzi a parte, la normativa in vigore, Basilea II, e quella che verrà, Basilea III, puntano chiaramente a trasformare il settore bancario classico in una rete di servizi di pubblica utilità. Tutte le industrie pioneristiche sono giunte a questa fase “matura”: acqua, luce e gas oggi sono a portata di mano in ogni casa. Lo stesso vale per la linea telefonica e internet. Per quest’ultimo, è utile ricordare che solo dieci anni fa cablare gli Stati Uniti era considerata una corsa all’oro dagli esiti incerti.

 

Ma dare credito è un’attività da pionieri prossimi alla pensione? Per formulare correttamente questa domanda è necessario calare il modello “pubblica utilità” nella nostra vita quotidiana: il finanziamento per la licenza dell’edicola all’angolo, il leasing per finanziare la nuova poltrona del dentista, il mutuo per la prima casa e il prestito all’impresa possono essere concessi con la stessa facilità con cui si apre e si chiude un rubinetto? Purtroppo no, è ancora necessario un rischio: il rischio che ai due estremi della transazione di credito restino due persone, l’imprenditore e il banchiere.


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