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IL FATTO/ 18 articoli per difendere il “tesoretto” italiano

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In una situazione ancora di grande difficoltà per le nostre piccole e medie imprese, con una crescita che stenta a decollare e uno Stato che spesso sembra capace unicamente di riscuotere imposte, è in arrivo finalmente una buona notizia per il nostro sistema produttivo: dopo una sosta di ben cinque mesi in Commissione Attività produttive, ieri ha iniziato il suo iter alla Camera il disegno di legge relativo a Norme per la tutela della libertà d'impresa. Statuto delle imprese”.

 

Si tratta di un articolato che si propone di far riconoscere finalmente dalla nostra legislazione il valore economico e sociale del fare impresa e che quando diventerà legge - si spera in tempi brevissimi - costituirà una vera e propria rivoluzione per il nostro Paese.

 

Lo Statuto mira in particolare a valorizzare il ruolo delle Pmi con l'applicazione concreta nella normativa italiana dei principi europei dello Small Business Act. Da diversi anni, infatti, l’Europa chiede a tutti gli Stati membri di rilanciare lo sviluppo creando un contesto favorevole alle piccole imprese. Questo è esattamente lo scopo dello Statuto, nato dell’intuizione dell’ex-Presidente della Compagnia delle Opere e deputato PdL Raffaello Vignali e che può oggi contare su un ampio consenso bipartisan, visto che è stato firmato da 150 parlamentari di tutte le forze politiche.

 

La versione del provvedimento approdato all’esame della Camera è quella approvata la settimana scorsa dalla Commissione Attività produttive e ha una forma più snella rispetto a quella originale, con solo 18 articoli anziché 23. Dovrà tuttavia essere ulteriormente modificata con l’integrazione di ulteriori emendamenti volti a recepire alcuni contenuti del ddl annuale sulle Pmi preparato dal Ministero dello Sviluppo.


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