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IL FATTO/ 18 articoli per difendere il “tesoretto” italiano

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Lo Statuto delle imprese e dell'imprenditore, come si legge nel quarto comma del primo articolo, mira in particolare “al riconoscimento del contributo fondamentale delle imprese alla crescita dell'occupazione e alla prosperità economica” e “a promuovere la costruzione di un quadro normativo, nonché di un contesto sociale e culturale volto a favorire lo sviluppo delle imprese anche di carattere familiare”.

 

Tra i tanti temi specifici trattati nel provvedimento, sui quali peraltro avremo modo di tornare, vale la pena di segnalare una migliore tutela delle Pmi nei grandi appalti pubblici, attraverso l’introduzione del principio della suddivisione in lotti per consentire anche alle piccole imprese di partecipare alle gare, e una maggiore trasparenza relativamente agli adempimenti amministrativi richiesti alle imprese, attraverso la pubblicazione e l’aggiornamento da parte delle Camere di Commercio delle norme e dei requisiti minimi per l'esercizio di ciascuna tipologia di attività d'impresa. Particolarmente importante è anche la proposta di istituire una apposita Commissione parlamentare con compiti di indirizzo e controllo sull'attuazione degli accordi internazionali e della legislazione relativi alle micro, piccole e medie imprese.

 

Complessivamente lo Statuto mira ad accrescere la competitività delle aziende italiane attraverso la promozione dei principi di libertà di iniziativa e di sussidiarietà. Si tratta quindi di un provvedimento oggi particolarmente importante, perchè si propone di rilanciare quello spirito di intrapresa che da sempre contraddistingue la nostra piccola imprenditorialità e che si caratterizza per una forte richiesta di libertà responsabile, l’unica capace di costruire il bene comune.

 

L’Italia è oggi un Paese ingessato, caratterizzato da straordinarie potenzialità inespresse e da incredibili sacche di inefficienza, in cui sono simultaneamente in atto (influenzandosi a vicenda) due grandi fenomeni di sussidiarietà: uno verticale, con un federalismo sempre più essenziale per passare da un assistenzialismo centralizzato ormai antistorico a una responsabilizzazione solidale dei territori, e uno orizzontale, con una completa ridefinizione del sistema di welfare e dei rapporti tra Stato, società e mercato.