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IL FATTO/ 18 articoli per difendere il “tesoretto” italiano

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In questo contesto, in cui significativamente la crisi ha fatto aumentare, e non diminuire, la solidarietà tra imprese e lavoratori, la bussola della sussidiarietà responsabile e solidale è la sola guida per perseguire il bene comune, perchè alla base della sussidiarietà vi è il desiderio di risvegliare e di mettere in moto la creatività (tra cui quella imprenditoriale) delle persone, stimolando la partecipazione dei corpi sociali intermedi, coinvolgendo le comunità nella produzione di beni e servizi e riuscendo a costruire e ad aggregare nella solidarietà.

 

Che i tempi siano ancora difficili lo dimostra, tra i tanti segnali negativi, anche un recente studio del Cerved dal quale emerge come le procedure fallimentari siano state nel 2010 più di 11mila, il valore più alto da quando è stata riformata la disciplina sulla crisi di impresa, con un aumento di circa il 20% rispetto al 2009 (anche se nell’ultimo trimestre dell'anno passato sembrerebbe esservi stata un'inversione di tendenza). Il punto è che lo spirito di intrapresa dei nostri piccoli imprenditori è oggi per molti versi ingabbiato in un mare di norme e regole, di lacci e laccioli, quando avrebbe invece bisogno di essere stimolato e indirizzato verso un progetto di sistema che promuova la creatività dei singoli.

 

Una rapida approvazione dello Statuto delle imprese significherebbe un segnale preciso della volontà di favorire un vero cambiamento culturale che, partendo dal riconoscimento del diritto d'impresa e dalla necessità di facilitare il compito di chi vuole assumersi il rischio di mettersi in proprio, permetterebbe di liberare le imprese da quei costi e vincoli che ne comprimono oggi le potenzialità. Speriamo che almeno per una volta la politica si ricordi del bene comune e riesca a essere all’altezza.

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